Campolongo, il futuro appeso ai ricoveri 

Vertice tra sindacati e azienda: confermato l’iter per la cassa integrazione. Per salvare gli addetti servono altri 150 degenti

Il fantasma della cassa integrazione non si allontana dal Campolongo. L’ombra lunga del riposo forzato, per i dipendenti della clinica privata, è legata ai numeri dei ricoverati. Dei pazienti allettati e sistemati nei reparti. Sono cinquanta, i clienti che stanno effettuando prestazioni riabilitative nella clinica in riva al mare. Sono un quarto dei ricoverati rispetto all’epoca pre Covid. Fino al febbraio del 2020, nella clinica tra i pini i pazienti oscillavano tra le 200 e le 300 unità. Dopo il Covid, i numeri sono cambiati. In negativo. E con quei numeri è impossibile non ricorrere alla cassa integrazione. Ci vorrebbe un mago per pagare 266 stipendi (a medici, infermieri e personale) a fronte di 50 pazienti ricoverati. Visto che i maghi non esistono, i dirigenti del Campolongo Hospital dovranno a breve preparare la lista di chi resterà a casa, con lo stipendio ridotto del 20 per cento, pagato dalle casse statali. Se i maghi non esistono, esiste però la scienza medica. Se viene trovato un vaccino, il discorso cambia. Se spunta una cura contro il Covid, la clinica dovrebbe tornare a riempirsi.
È stata la riunione dei “se”, quella che si è tenuta ieri tra i dirigenti del “Campolongo” e i sindacalisti collegati in videoconferenza. A parlare della cassa integrazione a fisarmonica è stato il delegato del cda, il ragioniere Gianfranco Camisa, affiancato dalla figlia Maura Camisa e da Mario Pepe, direttore sanitario. Per la Cgil erano presenti Antonio Capezzuto, Rossella Fiore e Angelo Di Giacomo. La Cisl era rappresentata da Pietro Antonacchio e Antonio De Sio. La Uil, invece, si è affidata a Felice Vocca e Antonio Malangone.
Se i numeri cambiano, se i ricoverati aumentano, la cassa integrazione non si farà. Tornando alla normalità, al vecchio numero di accessi, nessuno andrà a casa. La richiesta della Cig dal 1 giugno è stata avanzata il 13 maggio. È tutt’ora in vigore. La magia di un vaccino, potrebbe cambiare lo scenario. A quel punto, i timonieri della clinica farebbero marcia indietro, richiamando in servizio tutti.
Letta la lettera del 13 maggio, Camisa ha tracciato il futuro su due direzioni molto semplici. Con 200 ricoverati, la cassa integrazione sarà spazzata via. Sotto quella soglia, sarà difficile rinunciare agli aiuti dello Stato. I sindacalisti hanno chiesto di tenere conto delle singole situazioni reddituali. Gli impiegati monoreddito, quelli che beneficiano della 104, quelli che hanno più figli a carico, dovrebbero essere gli ultimi ad andare in cassa integrazione. Un altro nodo che tiene un po’ tutti sulle spine è la “puntualità” dello Stato. Le notizie raccontate dai mass media non sono confortanti. La paura è che la cassa integrazione non venga pagata con puntualità dal Governo, oberato da milioni di richieste di Cig. C’è poi un paradosso che sicuramente non è sfuggito ai dirigenti della clinica. Finché non si troverà un vaccino, infatti, resteranno in vigore le regole della Fase 2. E verrà confermato il distanziamento sociale. E quindi, se la clinica dovesse tornare a “ripopolarsi” di pazienti, augurio ribadito coram populo da tutti i presenti alla videoconferenza, resta il problema del distanziamento sociale. Nelle stanze di degenza, nelle palestre e negli ambulatori della riabilitazione, andranno rispettati i margini di distanza minimi imposti dalla legge. Le regole che valgono per bar, ristoranti e pizzerie, verranno applicati anche agli ospedali privati, alle cliniche convenzionate e ai centri sportivi. Sono diverse le variabili: numero dei ricoverati e spazi da rispettare saranno le due condizioni principali. Da qui si capirà se partirà o meno la cassa integrazione. E per quanti mesi durerà.
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