LA DECISIONE

Cade l’aggravante mafiosa: il “re delle coop” torna a Pontecagnano Faiano

Il Riesame esclude la contestazione della Dda: concessi i domiciliari a Giovanni Attanasio

Il “re delle coop” e patron della società “Lavoro.Doc”, Giovanni Attanasio , da ieri è agli arresti domiciliari . Era finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta su riciclaggio e presunti favori al boss della Piana del Sele. Per i giudici del Riesame è venuto meno proprio l’aggravante mafiosa, in relazione alle condotte del pentito Raffaele del Pizzo , Ivano Festosi e Roberto Boccalupo . L’imprenditore, difeso dall’avvocato Chiarito , è stato scarcerato e sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. I giudici hanno annullato anche il sequestro preventivo deciso a dicembre. Gli stessi giudici del tribunale di Salerno (il collegio era presieduto dal magistrato Gaetano Sgroia ) hanno alleggerito la misura cautelare all’indagato Sergio La Rocca , il factotum del “Presidente”, come viene chiamato l’imprenditore di Pontecagnano. L’assistito degli avvocati Silverio Sica e Mario Pastorino , che si trovava agli arresti domiciliari, è ora libero, con l’unica prescrizione di non esercitare attività di impresa. Il terzo indagato, colpito da misura cautelare in carcere, era stato il boss Enrico Bisogni , dipendente di una società di Attanasio per quattro anni, già detenuto per altro, che non ha presentato ricorso. Secondo la Dda, Attanasio avrebbe costruito negli anni un impero economico messo su grazie all’evasione delle imposte che l’imprenditore Picentino auto-riciclava in società ed investimenti anche all’estero: Danimarca, a Copenaghen, e in Estonia, a Tallin. Settanta milioni di euro è la somma stimata dagli inquirenti che il gruppo facente capo ad Attanasio avrebbe sottratto all’Erario. C’è, poi, la parte che riguarda i presunti rapporti con ambienti della delinquenza organizzata della Piana. In particolare con Bisogni, uno dei “gemelli” di Bellizzi, considerato il referente del gruppo che aveva assunto l’eredità del clan Pecoraro-Renna. Bisogni risulta dipendente della coop “Sva” (Servizio Verifica Appalti), dal 2012 al 2016, come addetto alla distribuzione di abbigliamento antinfortunistico. A lui si rivolgevano pregiudicati vicino al clan che avevano bisogno di attestati falsi di impiego lavorativo per ottenere benefici come l’affidamento in prova o la semilibertà. Con la decisione del Riesame, la posizione dell’imprenditore Picentino appare meno grave, soprattutto in relazione all’aggravante del metodo mafioso. Soprattutto, Attanasio ha potuto lasciare il carcere di Piacenza dove si trovava detenuto da dicembre.

(m.l.)

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