L'OPINIONE

Bullizzato per la madre infermiera: reagire e denunciare chi ci odia

La pandemia scatenata dal virus ci ha fatto sperimentare la solitudine per la carenza forzata dei rapporti relazionali. Abbiamo ubbidito, ma sapevamo di non essere soli e di poter godere della solidarietà degli altri. La stessa pandemia ci ha fatto vivere momenti brutti e non sono mancati episodi di discriminazione. Due in particolare: quello di due infermiere, una addetta ad un reparto Covid della struttura di appartenenza, invitata dai suoi condomini di andare ad alloggiare altrove perché considerata come untore; e l’altro che riguarda l'infermiera che per prima si è sottoposta a vaccinazione. In entrambi i casi l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Salerno ha manifestato apertamente solidarietà e sostegno alle colleghe fatte segno di una inaccettabile aggressione che nulla aveva a che vedere con la libertà di opinione o di critica, ma piuttosto atti ignobili e vili. Ma le vicende umane sono sempre alterne e basta poco per passare da eroi ad untori. Ed è quello che è accaduto a Scafati dove ad essere insultato ed emarginato è stato uno scolaro colpevole solo di essere figlio di una infermiera addetta al reparto Covid del Presidio ospedaliero “Scarlato” di Scafati. Un gravissimo episodio di bullismo che ha visto come vittima un inconsapevole ragazzino.

Il fatto in sé ci fa porre numerose domande, prima fra tutte: perché? Ma ad essa non vi sono risposte razionali. Constatiamo solo che la diffusione del fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti anche se si moltiplicano gli incontri di formazione dedicati al tema. La risposta più efficace sta nella forza, da parte della “vittima”, non solo di reagire ma di riferire l'accaduto, specie quando il fenomeno assume le vesti - come nel caso di Scafati - di pura discriminazione. Dall’Ordine degli infermieri di Salerno, anche in questo caso, arriva l’incondizionata solidarietà ed il dovuto sostegno al ragazzino ed alla famiglia.

E ci piace ricordare e riportare alcuni passi della lettera scritta da una ragazzina alla “sua bulla” come esempio di comportamento improntato alla più ferma reazione:
Cara bulla, sì, sono proprio io! Come vedi, le tue azioni negative non mi impediscono di scriverti questa lettera e guarda un po' sono ancora qui, viva e vegeta, sorpresa!!! È dall’inizio dell’anno scolastico che mi ricopri di insulti pesanti, occhiatacce a tutte le ore del mattino, parole volgari sussurrate all’orecchio, nella tua vana speranza di una mia reazione incontrollata… Sono passati tanti mesi e non l’hai ancora capito? Io non reagisco! Non reagisco alla violenza con altra violenza, verbale o fisica che sia… (…) Cara bulla, volevo solo farti sapere che MAI, MAI, MAI riuscirai a spegnere la mia luce e la mia voglia di vivere MAI! E se mai lo vorrai, io sono qui (…). Al ragazzino di Scafati vogliamo perciò consigliare di non piegarsi alla violenza dei suoi aguzzini o di esplodere di rabbia o lasciarsi travolgere dalla tristezza per le offese subite; ma piuttosto di rialzarsi e reagire al muro di odio che, come ci insegna la lettera appena riportata, non è invalicabile.

* Presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche di Salerno