L'INCHIESTA

Bimbo salernitano morto a 4 anni, imputata la pediatra

Il piccolo spirò per una crisi asmatica. Secondo la Procura fu curato male 

Era il 25 marzo dello scorso anno: il padre di Liberato Pio Calandra , 4 anni appena, correva in auto dalla sua abitazione di Campagna all’ospedale di Eboli, con accanto il figlioletto in preda a una violenta crisi respiratoria, che ad ogni chilometro sembrava sottrargli più aria. Quella corsa disperata non bastò a salvarlo; quando giunse al pronto soccorso, Liberato Pio era già privo di sensi e i medici tentarono senza esito le manovre di rianimazione. Ora per la sua morte c’è un imputato: la pediatra che ne seguiva lo stato di salute e che gli aveva prescritto, negli ultimi mesi, una cura che secondo gli inquirenti si sarebbe rivelata inadeguata. Il sostituto procuratore Roberto Penna ne ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo, e si attende che sia fissata la data dell’udienza preliminare. Nel capo d’imputazione con cui si chiede che la donna sia processata si parla di «dosaggi terapeutici non idonei e non continui», una somministrazione «intermittente» che sarebbe stata la causa di quella acuta crisi asmatica che ha condotto il bimbo alla morte.

Dall’esame delle cartelle cliniche del piccolo, i medici incaricati della consulenza tecnica per la Procura hanno individuato una patologia identificata come asma bronchiale, che tuttavia sarebbe stata curata – negli ultimi mesi di vita del bambino – con un protocollo terapeutico più blando di quello previsto per questo genere di problemi respiratori. Secondo la Procura il medico curante sarebbe stato tratto in inganno dalla letteratura scientifica che esclude, nei pazienti così piccoli, l’ascrizione delle difficoltà respiratorie a una diagnosi di asma bronchiale. Nel caso di Liberato Pio, però, questa diagnosi sarebbe stata possibile tenendo conto delle sue condizioni fisiche, che rivelavano un evidente sovrappesorispetto ai coetanei.

Se sia davvero stato un errore a provocare la morte del bimbo della frazione Puglietta saranno i giudici a stabilirlo. Intanto la Procura ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti dei genitori, che inizialmente erano finiti nel registro degli indagati per il sospetto di sbagli o negligenze nella somministrazione della terapia. Gli accertamenti medico legali hanno invece riscontrato che la famiglia si era attenuta in modo scrupoloso alle indicazioni. E adesso il dubbio è che fossero proprio quelle prescrizioni ad essere sbagliate.

(c.d.m.)

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