LA STORIA

Beni alla badante, falsificano il testamento nel Salernitano

Nei guai i figli dell’anziano che aveva deciso di destinare l’eredità a chi lo assisteva: coinvolti anche medico e notaio

Affronteranno il processo in cinque gli imputati accusati a vario titolo di aver tentato la falsificazione e l’annullamento di un testamento, sottoscritto da un anziano nei confronti della sua badante bulgara. Nel procedimento, divenuto un giudizio all’esito dell’udienza preliminare celebrata davanti al Gup, saranno vagliati i certificati medici datati settembre 2008, gennaio 2009 e aprile 2009 da un medico, uno degli imputati, impiegato presso l’Asl di Avellino, che l’anziano 85enne di Nocera Inferiore fosse portatore in quel periodo «di patologie tali da non consentire attività critica normale e di giudizio, escludendo la capacità di svolgere le normali attività della vita, inerenti sia ad attività fisiche che mnesiche», così da renderlo «abbisognevole di sorveglianza e controllo continuo nelle normali attività della vita». Tali documenti, secondo le ricostruzioni effettuate dalla Procura nocerina, venivano mostrati e depositati nel corso del giudizio civile 2070 del 2012, del registro generale, promosso nei confronti della bulgara divenuta beneficiaria del testamento.
Tutto accadeva intorno al novembre 2013, con gli attuali imputati a chiedere l’annullamento del testamento redatto dal notaio il primo ottobre 2009. Due degli imputati, figli dell’anziano, producevano i certificati fasulli in modo da indurre in errore il perito del tribunale, incaricato nello stesso procedimento davanti al giudice civile del Tribunale di Nocera Inferiore. In quella perizia, conseguente ai certificati, veniva scritto che allora l’anziano «non possedeva la capacità di intendere e volere al momento della redazione del testamento, non riuscendo ad intendere perfettamente il significato dell’atto che andava a sottoscrivere». L’inghippo era ordito per cancellare di fatto le volontà dell’anziano, che invece voleva lasciare tutto alla donna bulgara, che evidentemente aveva con lui un rapporto privilegiato, inviso ai figli: la battaglia dalle denunce era arrivata in prima battuta davanti al giudice civile, che aveva condotto sul filo dei documenti la vicenda. Poi però la donna beneficiaria, additata come traditrice per aver messo le mani sui beni dell’anziano, ha deciso di sporgere denuncia a sua volta, in sede penale, per avere giustizia e veder rispettato il testamento dell’anziano, il quale suo malgrado era finito al centro della disputa.
Altri due imputati, a completare il quintetto ora atteso dal processo, sono due testimoni: questi dichiararono nel procedimento civile che l’anziano, a partire dal 2007 fino al momento della sua morte «si trovava in condizioni di salute fisica e mentale talmente gravi da non riconoscere più le persone e da non riuscire ad articolare ragionamenti di senso compiuto».
L’artifizio, secondo la Procura, era preordinato in modo da cancellare il testamento della discordia, dirottando nuovamente i beni paterni verso la donna bulgara: lei, legittima beneficiaria, finora non ha mollato, ottenendo ora un processo penale per vagliare quanto accaduto finora, con il rinvio a giudizio disposto dal giudice del Tribunale monocratico di Nocera Inferiore.
Sotto accusa ci sono i due fratelli, figli del defunto e presunti istigatori delle condotte contestate, un medico, firmatario dei certificati medici che stabiliscono le cattive condizioni dell’anziano, arrivati a confermarlo nel corso del precedente giudizio civile.
Alfonso T. Guerritore
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