L'INTERVISTA

Bellandi: «Sacerdoti e politici impegno, non parole»

L'arcivescovo sprona la comunità locale: «Ricercate il vero bene. Dobbiamo dedicarci alle persone, aiutando tutti a muoversi in autonomia»

 

Cinquantanove anni compiuti proprio ieri, ma il tempo delle scelte tenuto ben vivo. La “rivoluzione” di Andrea Bellandi, dentro e fuori la Curia, è ancora all’atto costitutivo.
«In questo primo anno non è mia intenzione cambiare cose e persone, ascolto ed osservo», le parole dell’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, insediatosi lo scorso 21 settembre, pronunciate a Pontecagnano Faiano a margine del ventennale dall’inaugurazione del Seminario Metropolitano Giovanni Paolo II. Ma le linee guida sembrano essere definite. Più di un avviso ai naviganti. Rivolto, tra l’altro, non solo ai componenti del clero.
Come intende Andrea Bellandi operare in tempi di scandali continui all’interno della Chiesa e con non poche difficoltà per Papa Francesco che, tra l’altro, l’ha nominata arcivescovo e si sforza quotidianamente di sostenere la necessità della presenza tra le persone e non nell’orticello della parrocchia.
Bisogna far prevalere principalmente l’essenzialità delle cose con un ritorno alla sobrietà. Senza esagerazioni, che apparentemente regalano felicità. Calarsi nella comunità non deve essere un motto, piuttosto un comportamento.
Ma la grande maggioranza delle persone, ascoltando con frequenza notizie negative sulle attività in Vaticano o nelle singole parrocchie, si presenta sfiduciata e, spesso, va lontano dai luoghi di culto come dai sacerdoti.
Per questo dobbiamo dedicarci alle persone ed il segnale deve giungere chiaro e forte per evitare smarrimenti. La coscienza è far rialzare chi è caduto ed educarlo a muoversi in autonomia per poi poter fare altrettanto con altri.
Chiesa che opera all’interno di comunità attraversate in questa fase storica da non pochi problemi.
Vero