LA DENUNCIA

Battipaglia, figlia di un’anziana grave in ospedale: "L'hanno lasciata nella sporcizia"

La risposta del direttore Minervini: "Solo gossip"

BATTIPAGLIA - Una donna anziana giace su un letto d’ospedale. «È mia mamma, e l’hanno lasciata nel sudiciume», tuona Marika Agnese Nasti, classe 1964, e punta il dito contro lo staff dell’unità ospedaliera di chirurgia generale del “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia. Guarda il volto della madre, sfibrato, nascosto da una mascherina di plastica per l’ossigenoterapia, e le sue braccia ricolme di lividi. Al corpo emaciato e completamente nudo sono attaccati i cavi dei drenaggi e della sacca di cibo per l’alimentazione artificiale. Sull’addome una vistosa fascia, a copertura d’una ferita ancora aperta, a memoria di quel pezzo di stomaco che le è stato asportato.
Non è in una delle due stanze di terapia intensiva, l’anziana in condizioni gravissime, ma in una sala comune, che condivide con altre tre persone: due ragazzine e una signora. «Ieri, durante l’orario di visita, in questa stanza c’erano venti persone», lamenta Marika. E aggiunge: «C’è pure chi parla al telefono a voce alta, perché le condizioni degli altri pazienti non sono gravi come quelle di mia mamma». E infatti, fino a lunedì scorso, la settantasettenne era in una delle due sale di terapia intensiva. C’era arrivata lo scorso 8 luglio, quando l’hanno ricoverata d’urgenza per un blocco intestinale. «È stata seguita in maniera eccellente», spiega Marika, che per stare accanto alla mamma è tornata in città da Firenze, dove vive e lavora in un’università, e spende pure parole d’encomio sia nei confronti di qualche chirurgo che a favore dello staff del reparto di rianimazione, «che funziona alla grande».
Lunedì scorso, proprio nelle stanze dei rianimatori la donna aveva subìto un intervento, visto che, dopo la prima operazione della settimana precedente, le aderenze non avevano tenuto: «Clinicamente normale», spiega Marika. La donna, però, s’è indignata quando è tornata al primo piano e ha dovuto fare i conti con la penuria delle sale di terapia intensiva, visto che le due sole stanze di cui dispone l’unità erano state occupate: «Il medico m’aveva detto di lasciare gli effetti personali di mia madre lì, e invece quando son tornata sopra era stato tutto spostato da un’altra parte, senza che nessuno m’avesse avvertito».
E così la mamma di Marika è finita in una sala comune: «Non può starci - denuncia la figlia - perché sta troppo male; non credo che possa sopravvivere… ». Dice di non poterne più: «Qualche medico m’ha detto che abbiamo votato male e ora ne paghiamo le conseguenze». E lancia accuse pesanti allo staff di chirurgia generale: «Mentre la rianimazione funziona con umanità e professionalità, qui regna l’indifferenza; di notte non ho mai visto un medico in stanza; non ci sono federe e le lenzuola, sudicie, non vengono sostituite».
Il direttore sanitario della struttura, Mario Minervini, preferisce non replicare. «Questo è gossip», sentenzia parlando degli attacchi rivolti al personale medico. E sulla biancheria invece ribatte: «È impossibile; le lenzuola e le federe le prestiamo noi agli altri…».

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