IL CASO

Battipaglia, corriere rapito: bottino da 62mila euro

Dopo la consegna a “Intimissimi” lo hanno rinchiuso nel furgone e obbligato a scaricare nel loro box: presi Manzo e Pagano

BATTIPAGLIA - Ottantadue chilometri. È la distanza che separa lo store di “Intimissimi”, via Mazzini, cuore di Battipaglia, dal garage ai piedi delle case popolari del rione Ponticelli, via Andersen, periferia di Napoli. Un’ora e mezza: tanto s’è protratto l’incubo d’un giovane corriere del Casertano, che quel viaggio interminabile s’è visto costretto a farlo nel cassone del suo stesso furgone, “prigioniero” di rapinatori che gli hanno portato via un carico da 62.298,39 euro. Salvatore Manzo , classe 1976, e Luigi Pagano , 1970, entrambi napoletani, sono stati arrestati: i carabinieri gli hanno notificato l’ordinanza applicativa di misure cautelari (ai domiciliari) a firma di Pietro Indinnimeo , giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Salerno, che ha parzialmente accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero il 21 ottobre scorso.

A centosessantanove giorni da un maledetto 5 maggio. Quel giorno Francesco (nome di fantasia), corriere alle dipendenze d’una società di San Marcellino, nel Casertano, doveva percorrere la regione in lungo e in largo per consegnare pacchi d’abbigliamento intimo ai negozi del gruppo “Calzedonia”: alle 13,10 dopo aver scaricato della merce nei locali di “Intimissimi”, a via Mazzini, s’era messo nuovamente al volante del furgone, un Iveco Daily bianco. Stava per ripartire quando i due si sono avvicinati a piedi. Il corriere ha riferito d’aver scorto il calcio d’una pistola alla cintola dei pantaloni. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, suffragata dal gip, i malviventi hanno finto di chiedergli informazioni: Francesco s’è distratto ed uno di loro ha aperto la portiera, lato passeggero, s’è intrufolato nel furgone ed ha trascinato a sé, al centro della cabina, il giovane corriere. S’è fatto consegnare documenti e cellulare, biasciando un avvertimento: «Nun fa u’ scem perché sapimm arò stai e cas» . “Sappiamo dove abiti”.

L’altro rapinatore, a quel punto, è salito dall’altro canto della cabina e s’è messo alla guida del furgone. Fino alla rotonda dell’autostrada: qui i due hanno costretto Francesco a scendere e a salire nel cassone, tra i pacchi pieni zeppi di merce. Da Battipaglia al rione Ponticelli. Fino al garage al cospetto delle palazzine, dove il giovane casertano è stato costretto a fare lo sporco lavoro: uno dei due malfattori, infatti, gli ha intimato di scaricare i colli dal furgone e di sistemarli nel box insieme al proprio complice. A lavoro ultimato, i malviventi hanno riconsegnato al giovane documenti e cellulare, consentendogli d’andar via. Senza i pacchi, 100 colli d’abbigliamento intimo destinati al gruppo “Calzedonia”: merce assicurata, valore commerciale di 62.298,39 euro. Capi spariti: nel garage di Ponticelli non c’è più nulla. Ci sono stati i carabinieri, nelle scorse settimane, dopo esser risaliti alle identità di Manzo (un precedente per truffa consumato a Udine, a gennaio 2018) e di Pagano (già coinvolto in episodi di furto, anche in concorso, di tentato furto, di guida in stato d’ebbrezza e di violazioni normate dalla disciplina dei reati in materia di stupefacenti).

Hanno seguito la pista d’una Renault Captur, agganciata tramite piattaforma, a bordo della quale, con ogni probabilità, c’era un terzo complice: prima e dopo il blitz di via Mazzini, nella fascia oraria tra le 11,46 e le 13,29, lungo il percorso autostradale che da Napoli conduce a Battipaglia e viceversa, risultavano sei accoppiamenti tra il furgone bianco ed il crossover di proprietà d’una controllata del gruppo Renault, che l’aveva fittato ad una società di noleggio auto. Quella società ha una sede operativa a Napoli: lì, il 30 aprile scorso, Manzo aveva noleggiato la Captur, che il 4 maggio era ancora a sua disposizione. E che il 5 maggio ha seguito miglio dopo miglio l’Iveco Daily. Seguendo quella pista, gli investigatori hanno scovato i due rapinatori. Hanno mostrato le foto al corriere, che li ha riconosciuti. E s’è vendicato per quel maledetto 5 maggio. I due sono finiti ai domiciliari, accusati di concorso in rapina aggravata dalla minaccia con armi. Manzo e Pagano sono indagati ance per il reato di concorso in sequestro di persona aggravato ma, per il gip, in questo caso non sussistono gravi indizi di colpevolezza tali da giustificare l’applicazione della misura cautelare.