IL CASO

Battipaglia, chiosco: il Comune dimentica la causa

Nessuno chiede l’udienza e il Consiglio di Stato cancella l’appello: la giunta si oppone per provare a salvarsi dalla stangata

BATTIPAGLIA - In Comune dimenticano la causa sul chiosco dei veleni. Al punto tale che il giudice la cancella e la giunta, a cose fatte, tenta il tutto per tutto per scongiurare il risarcimento. Le città sono lastricate di strade della discordia. A Battipaglia tra quelle che si contendono il primato c’è di sicuro via Domodossola, ampia arteria a due passi dal fiume che di recente è finita nell’occhio del ciclone per il tourbillon di polemiche sulla nascente stazione di servizio accanto al liceo “Medi”. Più d’otto anni fa un altro intervento edilizio in zona divise i battipagliesi: era lo scheletro d’un chiosco sorto all’ingresso della cittadella scolastica. Avrebbe dovuto ospitare un punto ristoro. In molti rimasero increduli quando s’accorsero che l’imprenditrice Paola Coppola, proprietaria dell’attività mai nata, beneficiava d’un regolare provvedimento unico di costruire (datata 5 febbraio 2013) rilasciato dall’Ufficio tecnico del Comune e perfino del nulla osta (28 marzo del 2012) della Provincia, organo di governo delle scuole superiori.

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