IL CASO

Battipaglia, beni confiscati: gara senza concorrenti

Nessuna società si candida alla gestione del Dolce Caffè e di un garage in via Rosa Jemma

BATTIPAGLIA - La domanda per partecipare al bando di affidamento di due immobili confiscati alla criminalità organizzata avrebbe dovuto essere presentata entro il 18 marzo. Ma finora al Comune, sia per la situazione di emergenza che per la difficoltà di gestione che presentano i beni confiscati, non è giunta ancora alcuna risposta. Così, prima che il termine scada, l’ufficio tecnico ha deciso di prorogare i termini di scadenza al prossimo 20 aprile. La speranza è che, nel frattempo, la situazione torni alla normalità e ci sia la possibilità di sviluppare i progetti che darebbero accesso all’affidamento dei due immobili.

Si tratta del bar Dolce Caffè, sito al Parco delle Magnolie in via Salvator Rosa e di un garage di via Rosa Jemma. Entrambi i beni furono confiscati a Pietro Lazzaro Cavallo , ritenuto affiliato fino agli anni ’90 al clan Pecoraro Renna e poi punto di riferimento delle attività di riciclaggio del denaro sporco dei nuovi boss che si erano fatti strada dopo che l’autorità giudiziaria avevano in parte sgominato il clan. Le due unità immobiliari erano intestate ai figli, che però risultarono privi di reddito e furono quindi colpite lo stesso dalla confisca. Pietro Lazzaro Cavallo aveva messo in piedi un giro di scommesse clandestine e gioco d’azzardo, attività commerciali e finanziarie attraverso cui “ripuliva” il danaro del clan.

Nonostante la leadership dei clan fosse mutata, Cavallo era riuscito a mantenere il proprio ruolo, proprio per questo neppure l’ultima assoluzione riuscì ad evitargli la confisca dei beni. Così a marzo del 2017 l’Agenzia nazionale per i beni confiscati decise di trasferire gli immobili al Comune di Battipaglia che ne prese possesso nel 2018. Da allora è cominciato il lungo iter per inserirli nel bando appena pubblicato. La prima gara per l’affidamento è stata effettuata il 31 dicembre 2018, ma è andata deserta. Allora nessuno era stato in grado di raccogliere “la sfida” che, in questi casi, è duplice, prendere possesso di un bene appartenuto alla criminalità organizzata e restituirlo alla collettività per fini sociali. Ora il Comune ci riprova.

L’ente intende procedere all'affidamento “in concessione d'uso a titolo gratuito degli immobili confiscati alla criminalità organizzata, da destinare ad attività a servizio delle fasce più giovani della comunità quale luogo di incontro socioculturale e di aggregazione per offrire concrete opportunità occupazionali anche a soggetti lavorativamente svantaggiati”. Dal momento della pubblicazione del bando vi saranno trenta giorni per poter presentare i progetti e partecipare alla selezione pubblica. L'affidamento in concessione in comodato d'uso gratuito, che avrà una durata di durata di sei anni, è rivolto “a soggetti che siano disponibili ad assumerne la gestione secondo i caratteri tipici di un’impresa sociale”.

I criteri per l’assegnazione sono l'esperienza posseduta, nonché la struttura e la dimensione organizzativa del partecipante alla selezione, l’obbligo di dare avvio ai lavori in caso di ristrutturazione e/o avvio del progetto entro tre mesi dalla data di stipulazione della convenzione, la bontà della proposta progettuale con finalità sociali. Il bar confiscato da luogo di vizio e “lavanderia” di denaro sporco potrebbe diventare un punto di riferimento socio culturale per i giovani, quegli stessi che, purtroppo, in molti casi si sono lasciati affascinare dal danaro facile offerto dalla criminalità organizzata.

Stefania Battista