LA STORIA

Baronissi, otto giorni senza corrente: i volontari gli trovano casa

Lieto fine per una coppia di rifugiati con tre bimbi già ospiti del progetto Sprar

BARONISSI - Scade il progetto Sprar, trovano una sistemazione alternativa grazie ai volontari di Legambiente. Una storia di solidarietà a lieto fine, ma anche di sofferenza, quella vissuta da una famiglia di rifugiati provenienti dal Pakistan, che si sono trovati per alcuni giorni quasi senza un tetto sopra la testa in quanto i termini per usufruire dell’abitazione resa disponibile da una cooperativa del territorio erano scaduti. Il nucleo familiare, composto da una coppia e da tre bimbi piccoli, tutti con lo status di richiedenti asilo, era tra quelli accolti nella cittadina della Valle dell’Irno grazie al progetto Sprar, nell’ambito di un progetto con scadenza a fine agosto. Sapendo di dover traslocare, si erano già messi alla ricerca un altro posto in cui vivere, ma la ricerca si era rivelata più difficoltosa del previsto.

Fino a che si è arrivati alla data fatidica del 31 agosto: trascorsi 20 minuti dalla mezzanotte, nella casa in cui abitavano sarebbe stata staccata la luce, lasciandoli nell’impotenza. Seguivano giorni di ansia e preoccupazione per il futuro, fino a che non appariva la classica luce in fondo al tunnel: in particolare grazie agli sforzi profusi da cittadini e volontari del territorio, tra cui diversi esponenti di Legambiente che gli hanno teso la mano per aiutarli a sistemarsi altrove. È stata quindi trovata un’altra abitazione in affitto a Baronissi, dove si sono resi necessari lavori a tempo di record per rendere gli ambienti confortevoli e abitabili per la famigliola e consentire l’allaccio delle utenze. I cinque pakistani hanno dovuto munirsi di pazienza e resistere in una situazione non certo ottimale, privi della corrente, occupandosi dei bimbi e senza trascurare il lavoro con cui riuscire a mantenersi.

Otto lunghi giorni prima che arrivasse la bella notizia: la nuova casa era pronta e “attendeva” solo i suoi ospiti. Un sospiro di sollievo e una conclusione felice per una vicenda che ha in ogni caso messo a nudo qualche problema di tempistica in un progetto, pur lodevole e funzionante, basato proprio sull’accoglienza. Tra coloro che si sono personalmente e materialmente attivati per dare una sistemazione ai cinque rifugiati, i volontari Andrea e Marilena Magliano , soci di Legambiente, e il presidente della sezione Irno, Antonio D’Auria . Quest’ultimo, nel momento in cui la famiglia ha preso possesso del nuovo appartamento, ha parlato della fine di un incubo: «Abbiamo fatto il possibile ed anche l’impossibile, alla fine siamo riusciti a fare felice una famiglia pakistana con tre figli piccoli che da ben otto giorni era senza energia elettrica, abbandonati da tutte le istituzioni. Da mercoledì sono nella nuova casa che gli abbiamo trovato, in pochissimo tempo l’abbiamo fatta mettere in ordine e soprattutto si è provveduto per l’energia elettrica. Erano felicissimi e noi con loro». Non manca una nota polemica: «Sono cose che in un Paese civile dell’Occidente non possono succedere, ci auguriamo sia l’ultima volta. Queste persone rischiavano di finire sotto un ponte. È segno che l’associazionismo funziona, il resto no».

Francesco Ienco