La scuola per l’infanzia dell’istituto comprensivo San Tommaso d’Aquino, a Matierno

SALERNO

Bambini picchiati e imbavagliati: sospesa maestra

Le denunce in un plesso di Matierno: «Alunni di 3 anni imbavagliati con il foulard». Il Tribunale del Riesame ha disposto per la maestra una misura interdittiva

SALERNO. «Facciamo il gioco del foulard, ce lo leghiamo sulla bocca come fa la maestra». È stata questa frase, pronunciata da un bimbo di poco più di tre anni, a far scattare nella mamma i primi sospetti. Poi altri bambini hanno chiesto di non andare più a scuola, hanno iniziato a parlare di grida e ceffoni e i genitori si sono rivolti alla magistratura. Si è avviata così un’inchiesta sfociata adesso in una misura interdittiva che per due mesi sospende dall’insegnamento una maestra di 47 anni, in servizio fino a poche settimane fa nella scuola per l’infanzia dell’istituto San Tommaso d’Aquino, a Matierno. Secondo le informazioni giunte agli inquirenti la donna sarebbe già stata trasferita dopo le prime comunicazioni sull’indagine, mentre ora si attende il vaglio della Cassazione perché la sospensione possa diventare esecutiva.
Gli episodi di maltrattamento sarebbero avvenuti in una classe del primo anno. Negli atti dell’indagine si parla di bambini tra i 3 e i 4 anni insultati e umiliati, presi a schiaffi per un nonnulla e costretti a restare immobili e in silenzio anche con l’utilizzo di un foulard adoperato come bavaglio. E poi c’è quella bimba tenuta in disparte, che forse ha problemi cognitivi e che secondo gli inquirenti la maestra avrebbe mortificato, anche spingendola su una sedia e lasciandola da sola in aula mentre lei usciva con il resto degli alunni, incurante del suo pianto disperato.
Tutto sarebbe cominciato a settembre, in concomitanza con l’apertura della scuole, andando avanti fino agli inizi di quest’anno finché la magistratura non è intervenuta. Contro l’insegnante, D.L. le sue iniziali, ci sono i filmati registrati dai carabinieri del Nas, che dopo le denunce hanno collocato in classe una telecamera. Sulla base di quelle riprese il sostituto procuratore Elena Guarino ha subito chiesto l’applicazione della misura interdittiva e la maestra è stata interrogata dal giudice delle indagini preliminari. Ha confermato solo in maniera parziale il quadro accusatorio, ammettendo qualche leggero scappellotto e qualche nervosismo di troppo, spiegando di stare attraversando un momento personale molto difficile e di essere per questo sotto stress. Per il gip non vi erano gli estremi per applicare la misura, ma il magistrato ha fatto appello al Riesame e il collegio lo ha accolto, ritenendo pienamente configurato il reato di maltrattamenti e valutando come necessario un periodo di allontanamento dall’insegnante dalle aule scolastiche. Per il Tribunale le reazioni della maestra erano immotivate e il pianto dei bambini risulta sintomatico di schiaffi ben più pesanti rispetto alle ammissioni. Conclusioni che la difesa può ora impugnare in Cassazione, chiedendo l’annullamento della misura.
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