IL DESTINO DEL “PALAZZACCIO”

Avvocati: «Nell’ex Tribunale c’è la nostra storia»

Sica: «Biblioteca e aula Parrilli, luoghi simbolo dell’Ordine»

SALERNO - «I locali del Consiglio dell’Ordine non si toccano!». È perentorio l’avvocato Silverio Sica , presidente dell’ordine di Salerno. Lo fa intervenendo nel dibattito che si è aperto in città sul futuro del vecchio Palazzo di Giustizia di corso Garibaldi. «Non li molleremo per tutto l’oro del mondo, sono la nostra storia. La storia dell’avvocatura salernitana». Decisi, dunque, a difenderli, carte alla mano, come s'addice proprio alla professione forense. Prove documentali che testimoniano come quei locali, fin dai tempi della progettazione del maestoso edificio, fossero stati destinati, anche da chi lo ha progettato, proprio agli avvocati salernitani. Al terzo piano, da sempre e fino al trasferimento alla Cittadella di via Dalmazia, gli uffici dell’ordine sono stati un punto di riferimento. Chi non c’è passato, almeno una volta, e non ha sbirciato nei locali della biblioteca. E non si è lasciato affascinare dai tanti volumi alle pareti. O dai quadri. Alcuni dei quali sono dei lasciti: pezzi unici. Quante le generazioni di avvocati che sono passate dalla biblioteca “Camillo De Felice” e dall’aula intitolata a “Mario Parrilli”, due pilastri dell’avvocatura salernitana che sono stati degli esempi per le generazioni future.

«Abbiamo le copie delle tavole originali, custodite all’Archivio di Stato, dove è scritto, bene e chiaro, che i locali erano destinati all’Ordine degli avvocati. Per dirla in breve: siamo lì fin dalla progettazione del palazzo iniziata nel 1934», aggiunge il presidente Sica. Un documento, quello delle tavole del progetto originario, recuperato grazie al lavoro di ricerca degli avvocati Federico Acocella e Cecchino Cacciatore , che l’ordine forense custodisce con cura. È una prova chiave. «Non è solo la nostra storia che difendiamo, ma è anche un discorso di pura necessità spiega l’avvocato Sica - Tutti i nostri archivi sono lì, al terzo piano di corso Garibaldi, perché alla Cittadella non abbiamo spazio sufficiente».

Può sembrare un paradosso, guardando dall’esterno la maestosità del moderno Palazzo di giustizia. La Cittadella giudiziaria, appunto. Eppure, nonostante tutti quegli uffici, gli spazi non sono del tutto sufficienti per le esigenze della giustizia. E gli avvocati devono difendere, non solo per preservare la loro storia, quella che è la loro “casa” - al Terzo piano del vecchio Palazzo - per non disperdere il patrimonio di libri e il loro voluminoso archivio. Ora, c’è il destino del palazzo da decidere. E si susseguono i tavoli di discussione. Un rischio, neppure tanto remoto, è che il Demanio possa scegliere di fare cassa per recuperare i costi passivi sparsi per la città. Intanto, le stanze pian piano si stanno riempendo. E la destinazione finale sembra orientata verso un centro polifunzionale. Il piano terra (ingresso via Vittorio Emanuele) è stato occupato già dagli uffici del Giudice di pace. Al secondo, invece, dovrebbe andare l’Avvocatura dello Stato. Un’ala del terzo piano non si tocca. Ed è quella degli avvocati. Nell’altra potrebbe arrivare l’Università di Salerno con una sede di rappresentanza e una scuola di alta formazione. Ma ci sono molti altri spazi, ancora tanti a dirla tutta. Per i quali è ancora tutto da decidere. «Nella futura assegnazione, si tenga conto della vocazione originaria dell’edificio e della sua storia», conclude l’avvocato Sica.

In città, il timore, neppure tanto nascosto, manifestato da più parti, soprattutto dal mondo associativo, è che l’edificio costruito nel secolo scorso, possa finire come il palazzo delle Poste che, dopo che l’ente è diventato privato, se n’è disfatto, cedendolo ad imprenditori che ne hanno fatto un moderno condominio. Il palazzo del Tribunale, costruito tra i due corsi principali della città ha una rilevanza storica ed architettonica, come i suoi ornamenti. A cominciare dalla statua di Giovanni Amendola, che fu scolpita nel 1949 da Chiaromonte. Non sembra che dalla parte pubblica, cioè quella che dovrà decidere del destino dell’edificio degli anni Trenta, si proceda per una destinazione troppo distante da ciò che ha rappresentato finora nell’immaginario collettivo. «Il Tribunale - ha detto il sindaco Vincenzo Napoli in un recente incontro - ha un grande valore testimoniale per quello che rappresenta nella storia della nostra città». Per il sindaco «va fortemente caratterizzato come luogo cospicuo di scambi culturali, di memorie, di conservazione di tradizioni. Di concerto con le altre istituzioni coinvolte, seguiremo con attenzione questa vicenda per non rischiare di snaturare e sacrificare un bene culturale di grande pregio». La discussione è ancora aperta.

Massimiliano Lanzotto