IL CASO

Aspiranti poliziotti beffati dal Viminale: c’è un nuovo bando

Superati i test, in 400 restano nel limbo per il limite d’età e il Ministero indice un avviso per altri 1.650 allievi agenti

ROMA - Per gli aspiranti poliziotti esclusi per il cambio in corso del limite di età, abbassata a 26 anni, è pronta un’altra beffa. Il ministero dell’Interno si appresta a varare un nuovo bando per il reclutamento di 1.650 posti di allievo agente della polizia di Stato. A giudicare dal titolo del concorso, sembrerebbe una buona notizia. In realtà, però, lo stesso Viminale procede alla prossima infornata di poliziotti lasciando ancora nel limbo gli oltre 400 aspiranti del concorso del 2017, cancellati da una norma capestro, inserita quando la selezione era stata espletata e i candidati avevano ottenuto punteggi eccellenti ai test selettivi. A denunciare quella che oggi appare davvero un’ingiustizia, è il Lisipo, il Libero sindacato della polizia. Le rimostranze sono rivolte direttamente al ministro Luciana Lamorgese, attraverso una lettera che è diventata aperta ed è stata posta a conoscenza dell’opinione pubblica. «Nel giudicare positivamente l’indizione del bando di 1.650 posti di allievo agente della Polizia di Stato - scrive il Lisipo - non si è tenuto conto delle esigenze degli aspiranti del concorso di 1.148 posti banditi nel 2017. Questo bando di concorso prevedeva l’età di partecipazione a 30 anni, ma, in corso di svolgimento, un’atroce norma inserita nel Decreto legge Semplificazioni, a firma di alcuni senatori, ha fatto sì che l’età per poter partecipare scendesse a 26 anni».

A questo punto, la domanda da porre al ministro è più che legittima: «È giusto cambiare le regole durante lo svolgimento di un concorso?», chiede il Lisipo. «Questi ragazzi - aggiunge - stanno spendendo cifre elevatissime per opporsi, con i loro legali, a questo scempio, ma l’Amministrazione sta continuando a fare orecchio da mercante e, addirittura, ora ha proposto appello al Consiglio di Stato». Ebbene, il Tar del Lazio ha accolto i motivi dei ricorsi degli aspiranti poliziotti diventati vecchi prima dell’arruolamento, intimando al Dipartimento della polizia di provvedere alla convocazione per le prove fisiche e le visite mediche. Invece, c’è stata opposizione con il successivo ricorso ai giudici di Palazzo Spada. Dal sindacato di polizia non si spiegano il «tanto accanimento contro questi giovani ». Nelle more delle decisioni dei giudici, al Ministero, per i vuoti di personale nel corpo, predispongono un nuovo bando di reclutamento, fissando l’età massima, come per legge, a 26 anni.

Una nuova procedura concorsuale, ma non la convocazione per gli aspiranti poliziotti del concorso 2017 che hanno superato brillantemente i test. «Qual è il loro torto? Avere più di 26 anni», scrive il segretario del Lisipo, Antonio de Lieto. «Eppure quando hanno partecipato al loro concorso, l’età massima era fissata in 30 anni». Il sindacato di polizia parla, senza mezzi termini, di grave ingiustizia. C’è chi, tra gli oltre 400 candidati, ha addirittura superato tutte le prove concorsuali, risultando idoneo. «Dovevano solo essere chiamati per la frequentazione dei corsi, ma sono in stand-by , perché over 26», spiega il Lisipo. Intanto, gli esclusi devono fare i conti con quest’ennesima beffa e devono aggrapparsi al giudizio della magistratura amministrativa.

Massimiliano Lanzotto