L'INIZIATIVA

Amore senza sbarre: le mamme di Fuorni incontrano i loro figli

Il San Valentino delle detenute nella sezione femminile: gli abbracci e le lacrime

A San Valentino il cuore batte anche dietro le sbarre. Ieri, presso la sezione femminile del carcere di Fuorni, si è concluso con un evento conviviale il progetto Genitorialità, voluto dal Garante Regionale per i diritti dei detenuti Samuele Ciambriello e realizzato dalla cooperativa sociale “La Città della Gioia”. Lo scopo primario del progetto è quello di rendere quanto meno doloroso possibile il distacco tra i detenuti ed i propri figli, mantenendo, e in alcuni casi anche recuperando, l’affettività che è elemento fondamentale del rapporto stesso. All’evento ha partecipato una buona rappresentanza di detenute raggiunte, per l’occasione, dai propri familiari.

Una vera e propria festa con musica ed un ricco buffet preparato da loro stesse. «A noi basta un fornellino da campo, una padella ed un coperchio per realizzare un pranzo completo, dall’antipasto al dolce, compreso il babà», racconta Enza la cui passione per la cucina l’aiuta anche a superare il dolore della detenzione. Enza ha un sogno nel cassetto: aprire un agriturismo non appena finirà di scontare la pena. Seduta all’angolo di uno dei tavoli allestiti per l’occasione, c’è Sabrina, mamma e finita in carcere con l’accusa di spaccio di droga. È circondata dai suoi tre figli, due adolescenti che non vorrebbero trovarsi lì ed un bambino di 4 anni che, invece, non riesce a staccarsi dal collo. «Sono stata arrestata da poco. Ancora non posso telefonare a casa, né aspirare a un permesso.

Non vedevo i miei ragazzi dal giorno dell’arresto, ma è la lontananza dal piccolo la mia grande disperazione», sussurra con gli occhi pieni di lacrime. Ma il tempo scorre veloce e Sabrina è costretta a separarsi dal piccolo, tra le lacrime di entrambi. «Mai come in questi momenti sento forte la dicotomia tra l’essere e il dover essere - spiega il comandante della Polizia Penitenziaria, Gianluigi Lancellotta- oltre che uomo delle istituzioni, un uomo e un padre. La genitorialità va tutelata a prescindere, seppur nel rispetto delle regole. Bisogna usare grande delicatezza, soprattutto durante i colloqui, quando si tratta di minori in visita ai genitori, pure quando si comunica che il tempo dell’incontro è finito. È questo il messaggio che cerco di far passare anche agli agenti: non bisogna mai dimenticare di essere prima uomini e poi poliziotti ».

«Il concetto di amore è tra i più ampi. Ancora di più quando riguarda l’indissolubile legame tra madre e figli. C’è una differenza di forma, non certo di sostanza tra l’amore di una madre e quello di un padre. Gli uomini mantengono, anche qui, una certa ritrosia nel mostrare i propri sentimenti, le donne no. Hanno bisogno di esternare il loro bagaglio di sentimenti. Ben vengano, dunque, le occasioni come quella di oggi che aiutano a recuperare i rapporti genitoriali », dice il direttore Rita Romano . Il progetto genitorialità è stato realizzato in vari istituti penitenziari, tra cui Avellino e Pozzuoli perché, come afferma Ciambriello, «l’anagramma di carcere è cercare. La detenzione aiuta anche a prendere coscienza del valore di ciò che è fuori dalle sbarre, in primis gli affetti più cari».

Carmen Autuori