Ambulatorio e altri alloggi nell’edificio confiscato 

L’amministrazione vuole l’affido del palazzo di Campione al rione Taverna La struttura è in buone condizioni e renderla agibile non avrebbe costi eccessivi

Un ambulatorio e delle case popolari nel palazzo della camorra. L’amministrazione vuole la palazzina di tre piani, nel cuore del rione Taverna, per portarci i medici ed ospitarci gli indigenti: la giunta lo mette nero su bianco in una delibera trasmessa all’Anbsc, l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
Il palazzo. Nel mirino della sindaca Cecilia Francese c’è un palazzo di tre piani che è a via Marconi, in una strada parallela alla Statale 18. Quell’edificio apparteneva ad Antonio Campione, imprenditore battipagliese condannato per riciclaggio nell’ambito del processo California. A maggio 2009, il Tribunale di Salerno emise il primo decreto di confisca, parzialmente riformato dalla Corte di Appello prima di essere reso definitivo nel 2013 con una sentenza dei giudici della Cassazione. Al piano terra, ci sono due magazzini ed uno studio medico; poi c’è un seminterrato da 406 metri quadrati, che ospita un deposito; al primo ed al secondo livello, ci sono due appartamenti da 5 vani l’uno; al terzo piano, nel sottotetto, tre mansarde. Spazi a disposizione di chi, con regolari contratti, ci vive e ci lavora.
L’agenzia. La giustizia, però, fa il suo corso. È per questo che, ai primi d’ottobre, il direttore dell’Agenzia, Ennio Maria Sodano, ha firmato una nota che è stata trasmessa a Palazzo di Città: l’Anbsc chiede agli enti pubblici di farsi avanti, di manifestare il proprio interesse ad acquisire gli immobili. E Stefania Vecchio, assessore al patrimonio comunale, che s’è interessata in prima persona alla vicenda, ne ha parlato con la sindaca: «Stato di conservazione normale», si leggeva nelle relazioni che gli esperti dell’area tecnica comunale avevano redatto ai primi di settembre del 2015, quando, su mandato della commissione straordinaria, erano stati a via Marconi per un sopralluogo. Vale a dire che, rispetto ad altri beni confiscati, il palazzo di Taverna è in buone condizioni, e metterlo a nuovo non costa molto.
Case popolari e ambulatori. Da qui l’idea: «L’amministrazione - si legge, in riferimento ad appartamenti e mansarde, nella delibera approvata nelle scorse ore dalla giunta comunale - prevede una destinazione con finalità sociali, precisamente per risolvere problemi alloggiativi ed emergenze abitative temporanee», che sono «alcuni dei principali fabbisogni sociali espressi dal territorio». D’altronde, in città, le forze dell’ordine devono eseguire ben 27 sgomberi, svuotando altrettanti alloggi popolari, sia del Comune che di Iacp, occupati abusivamente. E deve sbrigarsi, visto che la nuova graduatoria, varata un anno e mezzo fa, ora è definitiva. E poi ci sono oltre 600 metri quadrati tra il piano terra ed il seminterrato: l’amministrazione chiede l’assegnazione «per realizzare all’interno un polo ambulatoriale ed assistenziale, con servizi di accoglienza e sostegno».
Disastro confische. Un tetto e delle cure mediche, insomma. Sono i progetti per il futuro in una città che, in fatto di immobili confiscati, dovrebbe pure salvaguardare il patrimonio che ha già avuto in assegnazione: nonostante le rassicurazioni di metà novembre, infatti, al momento, dei 19 beni confiscati nelle mani del Comune non ce n’è uno attivo. E ce ne sono 10 in attesa di un bando per l’affidamento.
Carmine Landi
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