«Alessandro, errori e disfunzioni fatali» 

I consulenti del pm depositano la relazione sulla morte del 13enne: «Ignorati i sintomi del diabete, mai fatti esami banali»

“La storia del piccolo Alessandro e la sua drammatica conclusione sono la conseguenza di una catena di errori individuali ed organizzativi”. Non lascia spazio a dubbi la consulenza medico legale dei dottori Antonio Correa e Piero Tarsitano, che lo scorso 28 dicembre sono stati incaricati dal pm della Procura di Salerno, Claudia D’Alitto, di eseguire l’autopsia sul corpo senza vita di Alessandro Farina, il 13enne residente a Capriglia di Pellezzano deceduto per edema cerebrale e polmonare, dopo essere stato dimesso il 23 dicembre scorso dal pronto soccorso e successivamente ricoverato in gravi condizioni nel pomeriggio di Natale all’ospedale “Ruggi” di Salerno. La consulenza, depositata nei giorni scorsi ed acquisita al fascicolo d’inchiesta, è arrivata nelle mani dei familiari del ragazzo dopo la rituale richiesta di accesso agli atti formulata dal legale della famiglia Farina, l’avvocato Federico Conte. E la lettura delle conclusioni a cui sono giunti i due medici ha acuito ancor di più i sentimenti di sconforto e rabbia dei genitori del ragazzo.
I risultati della consulenza. La relazione ha evidenziato che “i medici curanti del piccolo e chi ha avuto contatto con Alessandro, hanno ignorato i sintomi del diabete. Un banale esame delle urine ed un esame ematologico per la valutazione della glicemia avrebbero certamente evitato la grave DKA (chetoacidosi diabetica, ndr) e, molto probabilmente, la morte del paziente”. I genitori del ragazzo decisero di sporgere denuncia per far luce su quanto accaduto la sera del 23 dicembre scorso,quando il giovane, dopo essersi sentito male a casa, venne trasportato dalla madre al pronto soccorso del “Ruggi”, dove il personale medico, nel referto stilato alle 23.05 (orario nel quale fu dimesso) scrisse che “il ragazzo dopo l’assunzione di tachipirina ha presentato difficoltà respiratorie edema della lingua e del labbro inferiore. Condizioni generali buone. Apiressia. Microcefalia scoliosi. Paziente vigile ed orientato. Al torace MV fisiologico. Addome piano trattabile OI nei limiti. Faringe iperemico lingua umida”.
“Ignorati i sintomi del diabete”. I consulenti “ritengono – si legge testualmente – che Alessandro era affetto da diabete giovanile tipo 1 già da alcune settimane precedenti al ricovero. I sintomi del diabete sono stati ignorati dai medici del pronto soccorso del giorno 23 dicembre 2017 e nessuno ha pensato di praticare una glicemia o un esame urine. In tale data si era ancora in tempo ad evitare la grave DKA”. E ancora: “il medico curante contattato dalla madre (dopo l’accesso al p.s.) sulla base dei sintomi riferiti avrebbe dovuto consigliare una visita ed eseguire degli esami di laboratorio. Il medico del 118 intervenuto il 25 dicembre 2017 ha, impropriamente, somministrato un bolo di insulina con grave rischio per il paziente e contro tutte le indicazioni sul trattamento del diabete”. I consulenti hanno concluso sottolineando “le disfunzioni organizzative sia nel processo di pronto soccorso che nella gestione del ricovero. Un paziente con DKA severa doveva essere al più presto trasferito in una struttura regionale adeguata oppure, quanto meno, doveva esserci una presenza attiva in reparto del direttore dell’unità operativa e di un esperto in diabetologia pediatrica”. I medici indagati sono sette. Ora sulla base della consulenza d’ufficio il pm elaborerà le proprie conclusioni circa le attribuzioni di responsabilità nei confronti dei soggetti coinvolti nell’inchiesta.
Mario Rinaldi
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