Agropoli, Santissimi Pietro e Paolo «La Chiesa non chiude mai le porte» 

Il parroco don Carlo Pisani spiega: «A causa del Covid abbiamo dovuto rimodulare l’intera missione Necessario soprattutto interrogarci sulla nostra umanità che purtroppo da tempo è venuta meno»

AGROPOLI. «Dio è sempre alla stessa quota - risponde Gesù a don Camillo - qui ti pare più vicino perché sei più vicino a te stesso». La Chiesa non chiuderà mai le sue porte e quanto più saremo vicini ai nostri luoghi, tanto più la nostra fede sarà forte. È l’omaggio a “Don Camillo monsignore... ma non troppo”, preso ad esempio da don Carlo Pisani ad Agropoli parroco della chiesa madre dedicata ai Santissimi Pietro e Paolo, alla quale sono legate le chiese della Madonna di Costantinopoli, dell'Addolorata e di San Francesco. Oltre ad essere professore dal 2006 al liceo “Alfonso Gatto”, sezione classica, don Carlo guida anche la parrocchia di Sant’Antonio nel rione Moio. «Agli inizi dello scorso marzo -ricorda- celebravamo l’ultima messa tradizionale, poi è arrivata la pandemia e abbiamo dovuto reinventarci. Nonostante il Covid abbia precluso la possibilità di partecipare agli eventi della pietà popolare, abbiamo rimodulato la nostra missione». Così come a scuola, si è optato un po’ per la modalità in presenza, un po’ per quella distanza con una maggiore fruizione delle pagine social e del canale YouTube. «Devo dire che abbiamo avuto un'ottima risposta da parte di fedeli -prosegue- le celebrazioni on-line continuano ad essere molto partecipate, perché le persone hanno bisogno di vedere i luoghi dove si è maturato il loro percorso di fede, la chiesa dove si è in qualche modo cresciuti, dal battesimo fino all'estremo saluto».
Dopo l’apparente tregua della trascorsa estate, l’intento condiviso da tutti i parroci alle porte del Cilento è stato quello di non chiudere le chiese, a nessuna condizione. Dal sito di devozione sono continuati a distanza i corsi di catechismo e quelli prematrimoniali. Le confessioni sono tutt’ora organizzate su appuntamento, non al tradizionale inginocchiatoio ligneo ma nel più ampio spazio nella sagrestia della chiesa di Costantinopoli. «Proprio alle 18 -accenna durante il colloquio il parroco- ho appuntamento con tre miei alunni che sentono il bisogno anche solo di fare due chiacchiere con me». Per i riti in presenza, invece, la chiesa madre, secondo norma, può ospitare fino a 75 persone con distanziamento. Ed è stato sold out la quasi notte di Natale «in occasione della quale abbiamo installato e collegato, oltre alla diretta per le persone a casa, uno schermo anche a Costantinopoli». Certo, l’appuntamento alle 20 ha rotto la poesia dell’attesa e della tradizione, «ma chi ha partecipato con sentimento non ha fatto caso al “sacrificio” dell'anticipo delle lancette». Delle tante iniziative, don Carlo ricorda la più recente dedicata al Beato Carlo Acutis. Appena un mese fa, infatti, in collegamento con la madre, dopo la partecipazione al rito della beatificazione ad Assisi, la parrocchia del centro storico agropolese ha donato, simbolicamente per ora, una reliquia sotto forma di tela commissionata all'artista di Albanella, Giancarlo Pignataro. Poi un messaggio di solidarietà al vicino comune di Castellabate colpito da tanti casi di contagio e tutta la comprensione e la vicinanza a don Pasquale, compagno di seminario presso i gesuiti di Napoli: «Mi addolora quanto si è verificato, ahimé, le polemiche e le maldicenze sono peggio della solitudine e dello scompiglio generati dal virus».
Infine, una riflessione e un augurio sul nuovo anno: «Attualmente, credo che progettare sia azzardato. Bisogna essere vigili e vedere quello che accade. Dobbiamo interrogarci soprattutto sulla nostra umanità. Purtroppo, è venuta a mancare. Il Covid non ha fatto altro che rendere questo aspetto più visibile. La pandemia e il crollo economico hanno messo in evidenza la crisi antropologica. L’uomo si sta decostruendo. Il 2021 sarà un anno traghettatore ma solo se noi glielo permetteremo e ci impegneremo a trarre discernimento da un tempo di crisi, nella sua etimo più profonda che è quella di scegliere, separando ciò che è bene da ciò che è male. Un po’ come è stato fatto nei periodi post bellici. Dopo tanta brutalità, la ricostruzione dalle macerie».
Cljo Proietti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.