Affari d’oro al porto Scattano sette arresti 

Scoperto un vasto giro di spedizioni fantasma di carichi di alcol e tabacco Coinvolti uno spedizioniere e due addetti doganali dello scalo di Salerno

SALERNO. Una quarantina di carichi di alcolici e tabacco che avrebbero fatto intascare all’Erario oltre 6 milioni di euro tra Iva e accise: ufficialmente erano stati imbarcarti a Salerno per essere esportati all’estero e quindi nulla era dovuto in termini di accise e Iva. Una pratica prevista dalla legge, se non fosse che quei tir al porto di via Ligea non sono mai arrivati, nonostante la documentazione ne attestasse la partenza sulle navi dirette in Africa. Un raggiro enorme ai danni dei paesi dell’Unione Europea e che oggi ha portato all’arresto di sette persone, di cui tre finite in carcere e quattro ai domiciliari.
Gli arrestati e gli indagati. Il gip, su richiesta del pm Elena Guarino, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 50enne spedizioniere salernitano Giuliantonio Apicella residente a Baronissi, per il 49enne Francesco Cervino di Campodrise e per il sessantenne sovrintendente di polizia Luigi Di Caprio di Casapulla, in servizio alla polizia marittima e di frontiera di Napoli. Ai domiciliari sono stati destinati il 59enne maresciallo della Guardia di Finanza Luigi Cestrone di San Prisco, in provincia di Caserta, il 42enne Marco Ieromazzo di Salerno, il 46enne Raffaele Irpino di Salerno e il 52enne Luigi Pollutro di Campobasso. Indagato anche un funzionario delle dogane a Salerno, ma il gip non ha ritenuto che ci fosse il suo coinvolgimento.
L’indagine e i ruoli. Per la procura di Salerno si era formata un’associazione per delinquere dedita proprio alle false esportazioni. Cervino ne sarebbe stato il promotore e addetto al procacciamento dei documenti doganali esteri di prodotti ad alto impatto fiscale e di contatti con chi aveva la necessità di esportare falsamente. Di Caprio, invece, sarebbe stato addetto al materiale consegna dei documenti di falsa esportazione e dei relativi compensi presso gli spedizioni salernitani. Apicella avrebbe curato il concentramento dei documenti in Dogana e la spartizione degli utili: lo spedizioniere è uno dei due coinvolti anche nel procedimento penale per il sequestro di 14 tonnellate di captagon al porto di Salerno. Irpino, da doganalista ausiliario, avrebbe eseguito materialmente le false registrazioni di esportazione accedendo ai sistemi informatici. Ieromazzo sarebbe stato l’addetto al ritiro e successivo concentramento dei documenti doganali di esportazione presso gli uffici della Dogana. Ruoli secondari per gli altri destinatari di misura cautelare, non indagati per associazione per delinquere.
Il raggiro al porto. Facile, con pochi rischi e con ingenti guadagni. Così potrebbe essere definito il sistema truffaldino con ripercussioni a livello transnazionale. Tutto si basava sulla “movimentazione di carte”. Chi produce alcolici o sigarette in Europa deve pagare accise e Iva che non vanno sborsate o in misura ridotta se il prodotto è destinato all’estero, dove, una volta arrivato, pagherà quanto dovuto allo stato importatore. Lo stesso dicasi se i prodotti sono solo di transito in Europa, ad esempio provengono da un stato extra Unione, transitano per i paesi europei per il solo imbarco verso altri continenti. Per tutelarsi, gli stati dell’Unione richiedono il pagamento di una fidejussione all’atto dell’ingresso nell’Ue o della partenza da uno stato europeo. Fidejussione che viene poi estinta e quindi non pagata quando un ufficio doganale attesta l’avvenuta esportazione del prodotto fuori dall’Unione. I finanzieri della compagnia che vigila sul porto di Salerno e il gruppo cittadino delle “Fiamme Gialle”, indagando sulle attività portuali hanno scoperto il trucco. In pratica, al porto di Salerno, grazie agli spedizionieri, veniva attestato l’avvenuto imbarco dei camion carichi di alcolici e tabacco provenienti da Francia, Belgio, Germania, Polonia, Emirati arabi Uniti, Arabia Saudita e diretti in Africa ma in realtà a Salerno arrivavano solo le carte di questi trasporti. Uno degli spedizionari indagati approfittava di un momento di distrazione del funzionario di dogana e “scaricava la bolletta” ossia faceva risultare l’avvenuto l’allibramento, la pratica di esportazione. Così, chi aveva spedito non pagava la fidejussione e vendeva a nero in diversi paesi europei alcolici e tabacco per narghilè, con un ingente guadagno.
Il precedente “Tortuga”. L’operazione eseguita ieri rientra nell’attività investigativa della procura salernitana, sempre sulla base delle indagini della guardia di finanza di Salerno, che portò all’indagine “Tortuga” nel 2020 con l’arresto di doganieri e spedizionieri al porto di Salerno. In quel caso fu scoperto tra l’altro un caso di falso allibramento per 1,2 milioni di euro di tabacco per narghilè. Le indagini della procura non sono finite e non si escludono ulteriori sviluppi investigativi.
Salvatore De Napoli
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