Clorinda Florenzano

LA SCOMPARSA

Addio alla salernitana Clorinda Florenzano, una vita per il Cilento

La donna di Morigerati fondò negli anni Sessanta il museo etnografico della civiltà contadina

L’ultima immagine di Clorinda Florenzano è quella di una donna che ritorna dalla messa pomeridiana, con Mimma, la sua dama di compagnia. Osserva lo scorrere lento e silenzioso del borgo di Morigerati dal balcone del suo appartamento nello storico palazzo baronale. Scrigno di ricordi dove Donna Clorinda, così la chiamavano tutti in paese, ha vissuto serena fino a ieri. Non tornerà in quelle stanze, né vedrà rifiorire l’antico splendore di uno dei simboli di Morigerati, con i suoi affreschi, i suppellettili di una vita, l’altare della cappella privata. Clorinda Florenzano, tra le ultime eredi di un’antica e nobile famiglia, quella dei baroni Gallotti, si è spenta ieri, all’età di 96 anni. Classe 1922, quinta di sette fratelli, lascia un’importante eredità culturale: il museo etnografico della civiltà contadina, che trova casa nell’ex convento di Sant’Anna. Un patrimonio unico e prezioso nato negli anni ’60 da una piccola collezione privata di Clorinda e di sua sorella Modestina. Sorelle e complici, insegnanti elementari, iniziarono a raccogliere gli oggetti della cultura contadina e della vita quotidiana durante il loro lavoro da maestre che le portava in molti paesi dell’entroterra del golfo di Policastro, anche nelle contrade rurali di Casaletto Spartano. Una raccolta condivisa con la gente comune, un impegno durato anni, diventato nel 1976 una vera e propria collezione etnografica: un museo silvo-pastorale della civiltà contadina che racconta attraverso migliaia di oggetti un secolo di tradizioni, descrive minuziosamente la vita faticosa e dignitosa degli anni passati. Clorinda, insieme a Modestina, ha rappresentato un pezzo di storia del paese, segnandone il cammino e definendone gli aspetti sociali. E non solo per le nobili origini, ma per l’operosità e la volontà di tramandare la cultura, senza mai abbandonare quel palazzo che, tra storie importanti e opere d’arte, ha accolto tutti coloro che decidevano di sostare qualche giorno a Morigerati. Vicesindaco alla fine degli anni ’70, intellettuale e affascinante, ha operato pensando alla difesa e ai diritti delle donne, soprattutto di quelle meno fortunate, diventando presidente del CIF (Centro Italiano Femminile) di Morigerati che faceva capo a Salerno. Grazie alla sua operosità e a quella della sorella, il borgo già negli anni ’50 ha ottenuto la scuola materna, diventata pubblica qualche decennio più tardi. «Una donna libera e di infinita forza di volontà. – la ricorda il sindaco Cono D’Elia - Profondamente cristiana e laica nei comportamenti e nella visione del mondo». Lo stabile trecentesco domina dal XV secolo piazza Piano la Porta: le sue pietre raccontano vita, nobiltà e storia dei casati che vi si sono succeduti: i Sanseverino, Matteo Comite di Salerno e i Di Stefano che fecero costruire il castello, dove nell’ala più bella ha vissuto sempre Clorinda. 

Marianna Vallone

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