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Omicidio Vassallo: la Procura di Salerno non si ferma, presentato l’appello contro il proscioglimento di Cagnazzo

Lo scorso 27 marzo era stato dichiarato il non luogo a procedere per l'ufficiale dell'Arma
Omicidio Vassallo: la Procura di Salerno non si ferma, presentato l’appello contro il proscioglimento di Cagnazzo

Il caso dell’omicidio di Angelo Vassallo, il “Sindaco Pescatore” di Pollica, si arricchisce di un nuovo, fondamentale capitolo giudiziario. La Procura della Repubblica di Salerno ha infatti depositato formalmente l’atto di appello contro la sentenza del G.U.P. (Giudice dell’Udienza Preliminare) che, lo scorso 27 marzo, aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo.

La mossa della Procura: chiesto il rinvio a giudizio

La decisione di impugnare la sentenza è arrivata nella giornata di ieri, in pieno accordo e condivisione tra la Procura della Repubblica e la Procura Generale presso la Corte di Appello. I magistrati inquirenti contestano la decisione del G.U.P., depositata lo scorso 27 aprile, e chiedono ora alla Corte di Appello di ribaltare il verdetto, disponendo il rinvio a giudizio per l’ufficiale dell’Arma.

Le accuse: concorso in omicidio e narcotraffico

La posizione del colonnello Fabio Cagnazzo resta al centro di un’indagine complessa e delicata. L’imputazione mossa nei suoi confronti riguarda il presunto concorso nell’omicidio di Angelo Vassallo, avvenuto ad Acciaroli nel settembre del 2010.

Inoltre, i magistrati contestano a Cagnazzo la partecipazione a un’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo l’ipotesi accusatoria, il delitto del sindaco sarebbe maturato proprio nel contesto di un traffico di droga che Vassallo aveva scoperto e intendeva denunciare, scoperchiando un sistema di illegalità che avrebbe coinvolto anche pezzi delle istituzioni.

Verso la Corte d’Appello: si riapre il caso

Con il deposito di questo ricorso, la battaglia legale si sposta ora al secondo grado di giudizio. La Procura punta a dimostrare la solidità dell’impianto probatorio raccolto negli anni, ritenendo che gli elementi emersi durante le indagini siano sufficienti per affrontare un dibattimento pubblico.

La sentenza di non luogo a procedere emessa a marzo aveva sollevato forti reazioni, ma il ricorso depositato ieri conferma la volontà degli inquirenti di fare piena luce su uno dei misteri più dolorosi della storia recente salernitana. Sarà ora compito della Corte di Appello valutare le motivazioni della Procura e decidere se il colonnello Cagnazzo dovrà affrontare o meno un processo.

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