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Salerno, il giallo di Paul: niente morte da lavoro

di Alessandro Mosca
L’autopsia sul 31enne indiano esclude l’ipotesi caporalato: il decesso causato da un grave quadro settico pregresso, nessun nesso con eventuali attività
Salerno, il giallo di Paul: niente morte da lavoro

Il gravissimo quadro clinico di Paul Neraaj, il 31enne di nazionalità indiana deceduto lo scorso 25 aprile dopo quasi due settimane d’agonia all’ospedale “Ruggi” di Salerno, non è collegabile in alcun modo a qualche attività lavorativa. È il primo dato – importante – emerso dall’autopsia eseguita ieri nell’obitorio dell’ospedale di via San Leonardo sul corpo del giovane che, inizialmente, sembrava essere uno dei tanti “invisibili” costretti a lavori pesantissimi e dannosi per la salute, portando tante persone – in primis esponenti politici – a mobilitarsi per lui affinché emergesse la verità su questa vicenda. Chiarezza che, pian piano, sta emergendo con il tempo. E che descrive una realtà totalmente diversa da quella inizialmente ipotizzata, dalla possibilità che Neraaj fosse una vittima dello sfruttamento, del caporalato o di situazioni legate al mondo del lavoro sommerso.

Supposizioni, dunque, che sono state cancellata dopo l’esame irripetibile tenuto ieri pomeriggio dal medico legale Gabriele Casaburi, incaricato dalla Procura guidata da Raffaele Cantone. Il fascicolo – affidato al pubblico ministero Elena Cosentino – era stato aperto senza notizia di reato (e, naturalmente, senza indagati) per capire successivamente all’autopsia come muoversi, come agire su questa vicenda arrivata fino al Parlamento. Ora si attenderanno gli esiti degli esami istologici e degli ulteriori accertamenti richiesti che chiudere il quadro. Ma, come detto, le prime impressioni hanno scacciato le ipotesi avanzate già nelle ore successive al suo arrivo al Pronto soccorso del “Ruggi”, lo scorso 10 aprile, quando gli operatori dell’area d’emergenza-urgenza hanno ritrovato il 31enne in uno stato di grave sofferenza, riscontrando da subito una cancrena in corso alle gambe e, successivamente, anche delle gravi setticemie all’addome.

Nelle due ore d’autopsia, è stato appurato che Neraaj ha perso la vita a causa di un quadro settico gravissimo, sviluppatosi – con buona probabilità – da un’infezione che lo aveva colpito da tempo alle gambe per poi allargarsi al resto del corpo, in particolare all’addome, fino a colpire gravemente il fegato. Nelle verifiche, poi, sono emersi ulteriori problemi di salute dell’uomo, come una cirrosi epatica.

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