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Paul, nessun miracolo per “l’invisibile”

di Alessandro Mosca
È morto dopo 13 giorni di agonia il 36enne indiano lasciato in gravi condizioni davanti al “Ruggi”: disposta l’autopsia. Ricostruita la vita dell'uomo: abitava nel Napoletano, ipotesi "fantasma" del Decreto Flussi
Paul, nessun miracolo per “l’invisibile”

Nessun miracolo per gli “invisibili”. Paul Neeraj è morto. Il 36enne di nazionalità indiana lasciato in gravissime condizioni davanti al Pronto soccorso dell’ospedale “Ruggi” di Salerno nel pomeriggio dello scorso 10 aprile ha perso la vita nel reparto di Malattie Infettive del nosocomio di via San Leonardo dove ha combattuto – strenuamente – per 13 giorni. Venerdì pomeriggio, poco dopo le 17, il cuore di Paul ha smesso di battere. Una fine solitaria, arrivata proprio quando alcuni timidi segnali di miglioramento avevano lasciato spazio a un barlume di speranza. Ma il quadro clinico, devastato da setticemie diffuse, era ormai compromesso oltre ogni limite di ritorno. La salma del giovane è stata immediatamente trasferita nell’obitorio della struttura sanitaria e posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. Nelle prossime ore, la Procura di Salerno conferirà l’incarico per l’esame autoptico: un atto dovuto e necessario per stabilire con certezza scientifica il nesso di causalità tra le ferite che ne hanno martoriato il corpo e il decesso. Quella cancrena che gli aveva “mangiato” le gambe e quell’infezione addominale che aveva già compromesso il fegato sono ora l’oggetto di un’inchiesta che punta a chiarire cosa (o chi) ha permesso che un uomo venisse ridotto in quello stato.
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