Non è solo uno scalo commerciale d’eccellenza: nelle oltre cento pagine dell’ultima relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, il porto di Salerno viene come uno snodo critico e permeabile per i traffici internazionali di scarti industriali. I dati sono impietosi: l’Ufficio delle Dogane di Salerno si è piazzato ai vertici nazionali per numero di violazioni riscontrate sulla normativa dei rifiuti plastici. Un primato inquietante che svela una realtà fatta di controlli carenti, falle tecnologiche e una criminalità d’impresa spregiudicata che ha trasformato la nostra provincia nel cuore pulsante di rotte illegali. Una situazione che, però, negli ultimi tempi è radicalmente cambiata, in particolare da quando lo scalo di via Ligea si è dotato di uno scanner che consente di eseguire controlli accurati in tempi rapidi.
L’inchiesta parlamentare mette a nudo una vulnerabilità strutturale che ha dell’incredibile: fino a pochissimo tempo fa, nello scalo salernitano non era operativo alcuno strumento per il controllo dei cassoni. Una mancanza che ha impedito per anni ispezioni non invasive, lasciando al personale doganale l’onere di verifiche fisiche quasi impossibili su volumi di traffico così ingenti. Solo le recenti pressioni dell’autorità giudiziaria hanno portato all’installazione di un’apparecchiatura di ultima generazione, dopo che le indagini avevano rilevato persino sospette connivenze tra gli addetti ai controlli.

