Nuovo durissimo colpo alla criminalità organizzata nell’area occidentale di Napoli. La Polizia di Stato ha eseguito un imponente decreto di sequestro di prevenzione, finalizzato alla confisca, nei confronti di Luigi Troncone, 36 anni, ritenuto dagli inquirenti una figura di vertice dell’omonimo clan egemone nei quartieri di Fuorigrotta e Soccavo.
L’operazione, scattata questa mattina, rappresenta il culmine di una complessa attività d’indagine che ha messo a nudo la ragnatela di affari illeciti tessuta dal boss negli ultimi anni.
L’inchiesta e la pericolosità sociale di Luigi Troncone
Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, accogliendo la proposta del Questore. A rendere possibile il sequestro è stata l’articolata attività di accertamento patrimoniale condotta dalla Divisione Polizia Anticrimine.
Le indagini hanno documentato la costante pericolosità di Troncone in un arco temporale che va dal marzo 2020 fino al 2025. Secondo gli investigatori, il boss non solo gestiva le dinamiche criminali del clan, ma assicurava un controllo capillare del territorio, reinvestendo i proventi delle attività illecite in un patrimonio apparentemente legale ma sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Il controllo del territorio: dalle piazze di spaccio allo stadio Maradona
Il core business del clan Troncone ruotava attorno a un sistema criminale poliedrico. Nel mirino degli inquirenti sono finite le piazze di spaccio di Fuorigrotta, gestite direttamente o attraverso l’imposizione di una “tassa” fissa (il cosiddetto pizzo) agli altri spacciatori.
Particolarmente odiose le estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti della zona. Tra queste, spiccano quelle imposte alle attività operanti nell’area dello stadio “Diego Armando Maradona”, dove il clan esercitava una pressione asfissiante. Il dossier della Polizia include inoltre il traffico di sigarette di contrabbando, un altro pilastro dell’economia sommersa della cosca.
Barche di lusso e immobili: il tesoro da 5 milioni di euro
Il decreto di sequestro ha colpito un compendio patrimoniale del valore stimato di circa 5 milioni di euro, ritenuto nella disponibilità effettiva del 36enne. I sigilli della Polizia di Stato sono stati apposti su beni che riflettono uno stile di vita elevato, finanziato, secondo l’accusa, dai proventi del crimine:
- Un immobile situato in zona strategica;
- La totalità dei beni strumentali di un’impresa individuale attiva nel settore del noleggio barche;
- Tre imbarcazioni di pregio;
- Numerosi rapporti finanziari e conti correnti.
L’operazione odierna conferma la strategia della Questura di Napoli: colpire i clan non solo sul piano militare con gli arresti, ma soprattutto su quello economico, drenando le risorse che alimentano il potere della camorra sul territorio.

