È tornata a scuola. O meglio, ha tentato. Davanti al portone, è scoppiata in lacrime. E ha chiesto ai genitori di tornare a casa. La bimba disabile, bullizzata su Tik Tok, non riesce a varcare il portone del suo istituto scolastico. Perchè conosce i suoi “aguzzini”. I compagni che l’hanno ripresa in video e offesa sui social. Mano nella mano, con la mamma e il papà, la piccola alunna di prima media non ha sentito ragioni ed è ritornata a casa. Cambiare istituto, potrebbe essere una soluzione.
Un passo avanti, intanto, lo hanno fatto gli insegnanti, in una battaglia impari con le nuove tecnologie. Uno dei bulli è stato riconosciuto: è in seconda media. Il lavoro “diplomatico” prosegue. I docenti sono diventati degli investigatori scolastici. Chiedono, scavano, cercano e provano a capire cosa fare. Il terreno è minato da garanzie legali. Si tratta di minori. L’ultimo caso di bullismo non è avvenuto tra le mura scolastiche. Senza l’impegno dei genitori, sarà una fatica di Sisifo, spiegare ai ragazzi cos’è il bullismo. L’insegnante di sostegno dell’alunna avrebbe garantito che in sua presenza non è accaduto nulla. Mezzo guadio, ma il problema resta.

