«Ce li ricordiamo i politici quando facevano la fila per venire in fabbrica a parlare. Adesso si sbagliano di grosso se pensano di lasciarci allo sbando…». Le parole di Angelo Clemente, storico Rsu delle Fonderie Pisano, sintetizza la nuova mattinata di mobilitazione: gli operai chiamano, la politica cittadina non risponde. Anzi, sembra quasi che, nonostante la campagna elettorale sia iniziata, questa vertenza faccia terribilmente paura dai partiti di ogni colore. Solo la segretaria cittadina di Sinistra italiana, Pina Casella, e l’ex presidente della Commissione Ambiente del Comune di Salerno, Arturo Iannelli, si presentano per offrire la solidarietà agli operai in presidio prima sotto i portici del Comune e poi, sotto la piaggia battente, davanti alla Prefettura.
Tutti gli altri partiti e tutti i movimenti cittadini hanno rifiutato l’invito che gli è stato recapitato dagli operai che non chiedono altro che poter spiegare che il nuovo stabilimento che si può costruire lontano da Fratte è decarbonizzato e a impatto minimo sull’ambiente e che lasciare andar via la fabbrica alla volta di Foggia significa non solo perdere 100 posti di lavoro (più l’indotto) ma impoverire il territorio e la sua economia. E poi, ancor più nell’immediato aleggia su via dei Greci il “fantasma” del rinnovo dell’Aia sub iudice della Conferenza dei servizi che, se negata, significherebbe chiusura ancor prima della delocalizzazione.
«I politici dicono che bisogna tutelare le eccellenze e noi siamo un’eccellenza: da New York a Capo Verde, in Tunisia, in Belgio e in Austria ci sono le nostre produzioni. Se vogliono tutelare le eccellenze, devono farlo anche con noi», conclude Clemente. L’umore tra gli operai è teso, il timore di perdere il lavoro è concreto ma non c’è il minimo segno di cedimento.

