«E questo è il suo nuovo ufficio». Spettano alla segretaria generale del Comune di Salerno, Ornella Menna, gli onori di casa. Saluta il suo nuovo staff schierato in attesa ed entra nelle due stanze destinate al primo cittadino, – anticamera con il salottino verde di velluto e lo studio più in fondo con soltanto lo spazio di uno scrittoio – che da ieri sono il suo quartier generale. Il riserbo è stato massimo fino alla fine, fino alla mattinata di ieri, ma gli Affari generali del Comune erano allertati e gli uomini della polizia municipale a guardia dell’ingresso già pronti all’accoglienza. Già perché ieri, nella giornata in cui sono diventate irrevocabili le dimissioni di Vincenzo Napoli, Salerno ha già accolto il suo commissario prefettizio che guiderà l’amministrazione fino al voto della prossima primavera: Vincenzo Panico è arrivato a Palazzo Guerra dalla Prefettura dove è stato a colloquio con il prefetto Francesco Esposito.
Ieri mattina, allo scadere dei venti giorni dalla comunicazione delle dimissioni, dall’Ufficio Protocollo del Comune di Salerno è partita la comunicazione al prefetto che nessun ripensamento c’è stato e che le dimissioni del primo cittadino non sono state revocate. Preso atto dell’efficacia delle dimissioni, quindi, il prefetto ha disposto la sospensione del Consiglio comunale e ha dato avvio allo scioglimento, come previsto dall’articolo 14 del Testo unico degli Enti locali. «Contestualmente per la provvisoria gestione dell’Ente, con il provvedimento di sospensione è stato contestualmente nominato commissario prefettizio il prefetto a riposo dottor Panico», si legge in una nota diramata dalla Prefettura che ha ufficialmente avviato questa nuova fase della storia del Comune. «Fatemi prima insediare, capire la situazione e poi parliamo», risponde ai giornalisti appostati a piazza Amendola a presidio contemporaneo dell’uscita della Prefettura e dell’ingresso del Comune. Non si ferma ma non disdegna una battuta sulla sua calvizie a chi cerca di immortalare l’ingresso a Palazzo. «È persona alla mano, d’altronde è napoletano», conferma chi lo incontra mentre sale verso il secondo piano quasi a certificare il fatto che sia «uno di noi, che capisce il territorio».

