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La “holding dei rifiuti”: i veleni smaltiti come i Casalesi

di Alessandro Mosca
Inchiesta della Dda di Salerno e blitz dei carabinieri: 12 misure cautelari. Scarti pericolosi tombati a Roccadaspide, il pattume allo Stir di Battipaglia grazie ai netturbini "infedeli"
La “holding dei rifiuti”: i veleni smaltiti come i Casalesi

Una holding per smaltire i rifiuti che nessuno vuole, quelli il cui smaltimento è un salasso. Bastava affidarsi al gruppo fermato ieri dai carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con il supporto dei comandi provinciali di Napoli, Salerno e Caserta, per abbattere i costi: con i loro “servizi” lo smaltimento costava meno della metà. Il tutto in maniera irregolare, senza pensare alle possibili conseguenze per l’ambiente.

Perché la “holding dei rifiuti”, in ogni modo, si è sbarazzata di questi scarti pericolosi: li ha abbandonati di notte lungo le strade di mezza Italia; si è affidata a dipendenti compiacenti di società dell’igiene urbana che hanno favorito le loro azioni illecite; li ha sotterrati nei terreni, proprio come facevano i Casalesi. Sono gli inquietanti retroscena dell’inchiesta della Dda di Salerno da cui è scaturito il blitz che ieri mattina ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari (gli indagati, in totale, sono 14: otto sono finiti ai domiciliari, per quattro il gip del tribunale di Salerno ha disposto l’obbligo di dimora) nei confronti dei presunti componenti della “holding dei rifiuti”, cui vengono contestati i reati di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Nel blitz sono stati sequestrati due impianti coinvolti nel flusso illecito, otto mezzi utilizzati per il trasporto degli scarti e circa 530mila euro.
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