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Fonderie Pisano di Salerno, operai senza futuro: «Riparte la lotta»

di Eleonora Tedesco
Incubo trasferimento a Foggia, presidio in Prefettura: «Ora risposte dalla politica». Lettera-appello a Fico
Fonderie Pisano di Salerno, operai senza futuro: «Riparte la lotta»

Dobbiamo riprendere la lotta». La riflessione esternata quasi inconsapevolmente ad alta voce da uno degli operai delle Fonderie Pisano, mentre era con tutti gli altri in cerchio ad ascoltare i delegati appena scesi dagli uffici della Prefettura, più che una sintesi è una presa di coscienza. Perché nelle varie interlocuzioni con i differenti soggetti istituzionali, un dato è emerso chiaro ai lavoratori: se non si trova un’alternativa per la delocalizzazione, la fabbrica è destinata ad andare a Foggia con i loro posti di lavoro. E hanno ben chiaro anche il concetto che, al di là dell’ascolto delle istituzioni come ieri è stato ieri in Prefettura, sono i vertici della politica e del governo regionale, provinciale e cittadino che devono scegliere se facilitare la delocalizzazione della nuova fabbrica decarbonizzata e con impatto minimo in un’area industriale del territorio oppure accettare che vada via da questo territorio. In questo quadro, è ovvio che la mancanza di un sindaco nel pieno dei suoi poteri a Palazzo di Città non aiuta il confronto o comunque rischia di rallentare i tempi. E, considerando che la Conferenza dei servizi a metà mese dovrà decidere se confermare o revocare l’Aia determinando la chiusura dello stabilimento, allora il tempo diventa una variabile non di poco conto. «Va trovata una sintesi tra le istituzioni ma c’è la necessità di rispettare e capire i tempi tecnici di tante e varie sensibilità e il Comune è solo un tassello perché ci sono la Provincia, la Regione, l’Asl e anche le associazioni ambientaliste perché noi non chiudiamo a nessuno se si parla della nuova Fonderia. Ci vorrà un tempo che abbiamo chiesto sia il più veloce possibile: da dieci anni ci stiamo battendo sul futuro e non ci vogliamo arrendere al fatto che non ci sia in questa provincia ma questo non significa – ribadisce Francesca D’Elia, segretaria generale provinciale della Fiom Cgil dopo l’incontro in Prefettura – che c’è un rischio occupazionale per cui anche le istituzioni devono assumersi le proprie responsabilità».
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