Il Partito democratico salernitano deve cercare – e anche in fretta – una nuova “casa”. Già, perché il prossimo 25 febbraio dovrà sloggiare dalla sede storica, l’appartamento di via Manzo al civico 15 in cui, dagli anni Sessanta dello scorso secolo, ha trovato dimora il Partito comunista (e le sue successive evoluzioni) dopo l’acquisto avvenuto con una sottoscrizione popolare. Lo sfratto, infatti, è esecutivo e stavolta non sono previste proroghe, tant’è che l’accesso, con conseguente consegna delle chiavi, avverrà con l’ausilio della forza pubblica, come annuncia l’avvocato Lello Ciccone, legale della società “Gramsci srl” – nata nel 1965 per la gestione del patrimonio immobiliare dell’allora Pci – che detiene la proprietà del bene.
Perché i dem salernitani avrebbero dovuto lasciare la sede del partito già lo scorso 31 dicembre ma, dopo i primi due accessi andati a vuoto e la richiesta di qualche giorno di proroga, adesso non si fanno più sconti. E sarà la fine di un’epoca politica, perché da almeno 60 anni, prima come Partito comunista italiano e poi, negli ultimi anni, come Pd, la sinistra a Salerno è sempre stata identificata con la sede di via Manzo che, nel corso degli anni ha ospitato e “sfornato” segretari provinciali del partito, sindaci, governatori, parlamentari, sottosegretari e ministri che si sono susseguiti nell’amministrazione del governo locale e di quello nazionale. Quella sede è stata, ad esempio, il luogo dove è cresciuto come politico Vincenzo De Luca.

