Hanno atteso due settimane. Non è venuto nessuno: Acer, Comune, Asl, assistenti sociali. Dopo la passerella del dopo incendio, le famiglie della palazzina popolare sono rimaste sole. Come scarti umani, gli ultimi della lista, quelli che non contano nulla, cittadini di terza categoria. Abbandoanti dai responsabili della sanità pubblica, sindaco e Asl. Lasciati soli dai proprietari di casa, i Godot dell’ufficio Acer. «Verremo, verranno, state sereni, state tranquilli».
Quattro frasi, quattro promesse. Tutto fumo. Meno grave di quello che si è sprigionato nell’incendio del 14 gennaio. Erano le otto di sera, quando le fiamme esplosero nel sottoscala. Il fumo invase le scale, le case, il portone di ingresso. Fuliggine ovunque. Bambini intossicati. Un inquilino ferito alla testa, dall’urto con una parete, nella fuga precipitosa. Molti inquilini calati in cortile, con il braccio meccanico dei vigili del fuoco.

