Spariscono, quasi del tutto i comuni montani in Campania. E, soprattutto, con la riforma del ministro Roberto Calderoli a pagare il maggior prezzo è il Salernitano, dove vengono declassati ben 72 comuni, dalla Costiera Amalfitana fino al Cilento. In totale nella nostra regione i comuni che hanno lo status di montani passano da 298 a 173, con ben 125 enti esclusi.
La nuova normativa, infatti, introduce parametri esclusivamente altimetrici e di pendenza: i criteri previsti fissano soglie rigide e non tengono conto della marginalità socio-economica, della carenza dei servizi e dell’isolamento territoriale che caratterizzano molte aree interne. Perché il 93% dei Comuni campani declassati ha un reddito pro capite inferiore alla media nazionale e nel 50% dei casi i residenti vivono in condizioni di vulnerabilità molto alta (9 e 10 decile), secondo l’ultimo rapporto Istat sulla fragilità dei Comuni italiani.
Emergono inoltre evidenti contraddizioni sul piano orografico, con Comuni come Sicignano degli Alburni e Postiglione, tutti oltre i 1.500 metri di quota, destinati a perdere comunque la qualifica di montani. La posta in gioco è rilevante anche sul piano finanziario: dalla classificazione dipende, infatti, l’accesso a risorse, fondi, agevolazioni e politiche mirate per le zone montane.

