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De Rosa: «La transizione non si vince con i divieti, serve scienza»

De Rosa: «La transizione non si vince con i divieti, serve scienza»

Cavaliere De Rosa, l’Europa sta accelerando sulle flotte aziendali. Di cosa parliamo esattamente?
Parliamo di una proposta della Commissione Europea, annunciata il 16 dicembre 2025, per accelerare l’adozione di veicoli a zero emissioni nelle flotte aziendali, quindi auto e furgoni di imprese, noleggio, leasing e grandi operatori. La Commissione la presenta come un passaggio decisivo per la decarbonizzazione e, soprattutto, per rafforzare la competitività dell’industria automotive europea.

Perché proprio le flotte aziendali diventano il bersaglio principale?
Per un motivo semplice: le flotte “muovono” il mercato. Hanno volumi, percorrenze alte e ricambio veloce. La logica della Commissione è che, se spingi lì, aumenti più rapidamente l’offerta e fai arrivare prima i veicoli elettrici anche sul mercato dell’usato. È scritto chiaramente nella proposta.

Sulla carta sembra razionale. Dove vede il rischio?
Il rischio è quello tipico europeo: confondere la velocità normativa con la velocità industriale. Il punto non è “mettere un obiettivo”, ma renderlo eseguibile dentro un sistema reale: infrastrutture, rete elettrica, tempi di ricarica, costi, disponibilità dei mezzi, valore residuo, logiche assicurative. Se manca anche solo un pezzo, il risultato è che le aziende rallentano gli acquisti invece di accelerarli.

Cavaliere De Rosa in effetti molti operatori hanno contestato l’idea dei target obbligatori, giusto?
Sì. Ci sono state prese di posizione pubbliche e una lettera firmata da diversi costruttori e grandi operatori del noleggio/leasing, con l’argomento principale che obblighi e target possono essere costosi e controproducenti se le condizioni di mercato non sono mature (prezzi, infrastrutture e operatività).

La Commissione però dice che serve anche per la competitività europea. È vero?
Può esserlo, ma solo se la competitività è una strategia e non uno slogan. La Commissione, nello stesso pacchetto, parla di misure per un settore automotive “pulito e competitivo”. Il tema è: competitivi contro chi? Se costringi l’Europa a correre con i pesi alle caviglie, mentre altri continenti producono energia a costi inferiori e hanno catene industriali più snelle, allora non stai aiutando l’industria: la stai stressando.

Cavaliere, quindi lei è contro la transizione elettrica?
No. Io sono contro la transizione fatta male. La transizione industriale non si impone soltanto: si costruisce. Se trasformi una scelta tecnologica in una prova di forza ideologica, la paghi con investimenti sbagliati, mercato drogato e perdita di competitività.

Il tema costi rimane centrale. Lei che “numeri” vede sul campo?
Vedo una cosa certa: oggi le aziende fanno investimenti pluriennali e chiedono stabilità. E in Europa, spesso, la stabilità non esiste: cambia il quadro, cambiano i target, cambia la narrazione. Lo si è visto anche nel dibattito sul 2035 e sulle possibili “flessibilità”. Quando l’industria percepisce incertezza, congela le decisioni. E questo è l’opposto di ciò che serve.

Oltre alle flotte, c’è un altro elemento che impatta direttamente imprese e trasporti: ETS2. Che cosa succede lì?
ETS2 è un tema enorme, perché riguarda edifici e trasporto su strada. La regola prevista dall’UE è che il sistema possa partire nel 2027, ma esiste anche la possibilità di rinvio al 2028 in caso di condizioni eccezionali sui prezzi di gas e petrolio nel 2026. È indicato nelle pagine ufficiali della Commissione. Poi, negli ultimi mesi, molte fonti hanno parlato di un rinvio al 2028 già concordato a livello politico, con l’idea di spostare l’avvio operativo di un anno.

Perché ETS2 e flotte aziendali stanno nello stesso discorso?
Perché sono due leve che impattano la stessa filiera. Se tu dici alle imprese “compra veicoli nuovi e puliti”, ma allo stesso tempo mandi segnali che possono cambiare i costi energetici e i costi di sistema, stai chiedendo investimenti dentro un orizzonte instabile. E il mercato, quando non capisce, si ferma.

Lei, da imprenditore della logistica, che cosa chiederebbe a Bruxelles in tre righe?
Tre cose molto semplici: infrastrutture prima degli obblighi, perché senza rete e tempi certi non esiste transizione; neutralità industriale, cioè obiettivi e libertà tecnologica dove serve, senza dogmi; competitività vera, che significa energia, produzione europea e filiere protette da concorrenza sleale.

Cavaliere qual è la frase che riassume la sua posizione?
Questa: la transizione non si vince con i divieti, si vince con l’esecuzione. E l’esecuzione, in Europa, deve tornare ad essere una scienza: costi, tempi, infrastrutture e realtà operativa. Tutto il resto è propaganda.

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