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Cava de’ Tirreni, Notte Bianca: l’ira degli ambulanti

di Francesco Romanelli
Hanno dovuto smontare in fretta e furia il mercatino natalizio e ora chiedono il risarcimento
Cava de’ Tirreni, Notte Bianca: l’ira degli ambulanti

La Notte Bianca dell’Epifania, attesa da migliaia di persone accorse per assistere al concerto dei The Kolors, ha lasciato dietro di sé qualche malumore. A farne le spese sono stati soprattutto gli ambulanti del mercatino natalizio allestito nei pressi di piazza Amabile, costretti a smontare in fretta e furia le loro strutture ben prima dell’orario previsto. I sette operatori coinvolti, in particolare quelli posizionati davanti a un noto albergo cittadino, hanno raccontato di aver ricevuto la comunicazione ufficiale il 5 gennaio alle 11:30.

Da quel momento, c’erano poche ore per liberare completamente l’area. Un tempo giudicato del tutto insufficiente per smontare gazebo in ferro, pieni di cioccolata, dolciumi e prodotti tipici accumulati in vista dell’ultimo grande evento del periodo festivo. Alla base della decisione un’ordinanza sindacale firmata proprio il 5 gennaio dal sindaco Vincenzo Servalli. Il documento, emesso «al fine di evitare situazioni di pericolo per le persone e garantire la sicurezza urbana», disponeva la rimozione delle postazioni del mercatino di Natale autorizzate nelle settimane precedenti.

Un provvedimento arrivato dopo un tavolo tecnico tenutosi alcuni giorni prima presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza, durante il quale le autorità avevano valutato l’impatto dell’enorme afflusso di pubblico previsto per il concerto della band pop. La conclusione era stata netta: per ragioni di sicurezza, l’area doveva essere completamente sgomberata. Se dal punto di vista istituzionale la scelta è stata presentata come inevitabile, sul fronte degli ambulanti la reazione è stata tutt’altro che pacata. Molti di loro avevano investito somme considerevoli per rifornirsi di prodotti specifici per il periodo natalizio, confidando proprio nella Notte Bianca come occasione decisiva per recuperare le spese e chiudere la stagione con un margine positivo.

La comunicazione così tardiva, sostengono, ha reso impossibile qualsiasi forma di riorganizzazione e ha trasformato un evento atteso in un danno economico significativo. Da qui la richiesta, avanzata in modo unanime, di un risarcimento che tenga conto sia delle spese sostenute sia del mancato preavviso. Il sindaco Servalli, pur difendendo con fermezza la scelta compiuta, ha lasciato uno spiraglio aperto. Ha ribadito che la priorità dell’amministrazione era garantire la sicurezza di migliaia di persone provenienti da tutta la regione, ma ha anche riconosciuto che la situazione ha creato difficoltà concrete agli operatori. Senza sbilanciarsi su cifre o criteri, ha confermato che il Comune è disposto a valutare forme di ristoro economico. «È un’ipotesi che prendiamo in considerazione», ha dichiarato, aprendo alla possibilità di un confronto che possa ricucire lo strappo e trovare una soluzione condivisa.

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