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“Un’altra storia”: benefici solo per la chiesa a Nocera Inferiore

Per la Cassazione Bianco, Cesarano, Eboli e Pignataro non avrebbero tratto alcuna utilità dall’affaire del terreno
“Un’altra storia”: benefici solo per la chiesa a Nocera Inferiore

Si chiude con un verdetto netto e definitivo una vicenda giudiziaria che per anni ha fatto discutere: la Suprema Corte di Cassazione ha bocciato l’istanza della Procura generale di Napoli, che sollecitava la conferma delle condanne pronunciate in primo e secondo grado per corruzione elettorale a Nocera Inferiore. Per gli ermellini, non c’è mai stato alcun patto illecito di stampo camorristico che portò al processo “Un’altra storia”.

Con questa decisione cala il sipario sul processo che vedeva imputati Carlo Bianco, ex consigliere comunale, Antonio Cesarano, all’epoca dei fatti vicesindaco della città capofila dell’Agro, Ciro Eboli, candidato al consiglio comunale nocerino, e Antonio Pignataro, ex appartenente alla Nuova camorra organizzata e deceduto alcuni mesi fa. Dopo un lungo e complesso iter processuale, la Cassazione ha stabilito in via definitiva l’estraneità degli imputati rispetto alle accuse contestate.

Al centro della vicenda vi era un terreno che, all’epoca dei fatti, risultava di proprietà di Luigi Palumbo, soggetto ritenuto del tutto estraneo al procedimento. Secondo quanto già accertato nelle sentenze di merito, l’unico reale interessato all’acquisto del fondo era don Alfonso Santoriello, parroco della chiesa di San Giuseppe nel rione Vescovado, intenzionato ad ampliare le proprietà della parrocchia per realizzare una mensa destinata ai poveri.

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