SARNO – Un vortice di usura, estorsioni, truffe finanziarie e favori per l’immigrazione clandestina ha scosso l’Agro nocerino-sarnese: 17 persone sono state rinviate a giudizio dal gup del tribunale di Salerno, Annamaria Ferraioli, su richiesta della Procura, nell’ambito di un procedimento giudiziario immediato. Per Massimo Graziano e altri 16 indagati è stato invece previsto un rito alternativo, che potrebbe accelerare il percorso processuale.
Secondo l’accusa, il presunto capo dell’organizzazione, con base operativa a Sarno, sarebbe stato proprio Graziano e si avvaleva anche della collaborazione di due direttori di banca e della moglie di Massimo Graziano, che è avvocato Rubina Pignataro, coinvolta anche lei nell’inchiesta della Dda di Salerno e che ha scelto il rito ordinario. La Pignataro, al momento del blitz, era l’incarico da componente del nucleo di valutazione del Comune di Sarno. Un incarico, questo, poi subito revocato dal sindaco della città dei Sarrastri, ma che non ha evitato all’Ente l’arrivo della Commissione d’Accesso nel settembre scorso e che è ancora al lavoro presso gli uffici dell’Ente di Palazzo San Francesco.
Già condannato nel 2015 per appartenenza all’omonimo clan camorristico della Valle del Lauro, nell’Avellinese, Graziano avrebbe continuato a muoversi nell’area, senza tuttavia utilizzare metodi mafiosi, come specificato dagli inquirenti. Il suo braccio destro sarebbe stato identificato in Antonio Mancuso, originario di Sarno, che dovrà rispondere alle accuse con rito ordinario.
(dg)
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Usura e riciclaggio con base a Sarno, a giudizio 17 persone
Processo con il rito alternativo per Graziano e complici: alla prova dell’aula l’impianto accusatorio dell’Antimafia

- Pubblicato il 13 Novembre 2025
- Tags: antimafia, clan graziano, sarno
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