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Il “supermarket del voto”: nei guai Fattoruso

di Alessandro Mosca
L’ex vicesindaco di Scafati in Puglia per chiedere “aiuto” alle Europee
Il “supermarket del voto”: nei guai Fattoruso

Pacchetti di voti messi a disposizione da uomini dei clan per le elezioni, dalle comunali fino alle europee. È l’inquietante scenario emerso dall’inchiesta della Dda di Bari culminata nel blitz di ieri – eseguito dai finanzieri del Comando provinciale pugliese e del servizio centrale Ico di Roma – con cui sono state eseguite sei misure cautelari tra le province di Bari e Foggia.

Le accuse sono pesanti: le ipotesi di reato sono scambio elettorale politico-mafioso, estorsione e detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo. Gli indagati, in totale, sono 13: fra questi compaiono il sindaco di Modugno, Nicola Bonasia, e l’assessore Antonio Lopez, candidato alle regionali pugliesi con Forza Italia. Fra questi c’è anche un salernitano. Un volto noto della politica, in particolare nell’Agro nocerino: è Giuseppe Fattoruso, 63enne residente ad Angri che in passato ha ricoperto i ruoli di vicesindaco, assessore e consigliere comunale a Scafati.

Nelle indagini della Dda, infatti, è emerso che Fattoruso si è messo in contatto con gli esponenti del clan Parisi, attivo proprio in provincia di Bari, per tentare di accedere a questo pacchetto di voti messo sul mercato dalla malavita pugliese in vista delle ultime elezioni Europee per “cercare di aiutare” un suo amico: Alberico Gambino, l’ex sindaco di Pagani e attuale europarlamentare non indagato in questo procedimento di cui, sia per la Procura Antimafia che per il giudice, era completamente ignaro. Era totalmente all’oscuro del tentativo di Fattoruso di provare ad aiutarlo.

Un patto su cui, per il gip Giuseppe Montemurro, non ci sono gravi indizi: in base alla ricostruzione della Dda è stata senz’altro provata la promessa di voti ma non la sua accettazione. Ma tanto non è bastato al politico scafatese per evitare l’avviso di garanzia.

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