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L’urlo dei vescovi del Salernitano: «Aree interne, è un suicidio assistito»

La lettera contro il piano nazionale: «Più diseguaglianze, così morirà una parte d’Italia»
L’urlo dei vescovi del Salernitano: «Aree interne, è un suicidio assistito»

È un forte grido d’allarme, un invito ad agire e, allo stesso tempo, a non perdere la speranza, a darsi da fare per far sì che l’Italia non si impoverisca e riesca a risolvere le sue gravi diseguaglianze territoriali e sociali. È l’affondo diretto alle istituzioni arrivato da 139 fra cardinali, vescovi, arcivescovi e abati che hanno siglato la “Lettera aperta al Governo e al Parlamento” arrivata al termine dell’annuale convegno dei vescovi delle aree interne tenuto negli scorsi giorni a Benevento. Fra i primi firmatari ci sono tutte le guide della Chiesa del Salernitano: nel lungo elenco di nomi che chiedono attenzione per le aree interne compaiono quelli di Andrea Bellandi, arcivescovo della Diocesi di Salerno-Acerno-Campagna, Giuseppe Giudice della Diocesi di Nocera-Sarno, Vincenzo Calvosa della Diocesi di Vallo della Lucania, Antonio De Luca della Diocesi di Policastro-Teggiano, Orazio Sorcelli della Diocesi di Cava-Amalfi e dell’abate di Cava, dom Michele Petruzzelli: tutti uniti affinchè – come si legge nella missiva – «non si assista al suicidio assistito delle aree interne».
Il documento si apre con un’analisi lucida: «Nel Paese si allarga la forbice delle disuguaglianze, mentre le differenze non riescono a diventare risorse». E il rischio, ormai evidente, è la desertificazione sociale e culturale di interi territori. Il promotore della lettera, l’arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca, spiega il senso dell’iniziativa: «Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a sancire la morte di una parte significativa dell’Italia. Le aree interne hanno enormi potenzialità, serve però un progetto organico e lungimirante».
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