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«Può esplodere»: niente farina per il boss di Battipaglia

di Carmine Landi
Dap, ministero e direzione del carcere di Sassari contro Giffoni che aveva avuto l’ok per acquistare gli alimenti
«Può esplodere»: niente farina per il boss di Battipaglia

Voleva comprare lievito e farina, forse per alleviare il carcere duro gustando alcuni caratteristici sapori della sua terra. E a settembre dello scorso anno Biagio Giffoni, classe ‘69, boss battipagliese dell’omonimo clan camorristico, aveva ottenuto pure il via libera dal Tribunale di sorveglianza di Sassari, competente sul super-penitenziario di Bancali, dov’è detenuto sottoterra, nell’ala riservata ai reclusi al 41-bis.

La “guerra della farina”

Di lì ha preso il via la guerra della farina, che nelle carceri sarde è bandita perché ritenuta esplodente. Guerra vinta dalla direzione della casa circondariale di Sassari, dai vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nei giorni scorsi hanno strappato agli ermellini della Prima sezione penale della Corte di Cassazione (presidente il giudice Giacomo Rocchi, relatore Carmine Russo) l’accoglimento del ricorso affidato all’Avvocatura distrettuale di Cagliari e il consequenziale annullamento senza rinvio dell’ordinanza con la quale, all’alba del 2024, il Tribunale di sorveglianza aveva respinto il reclamo del Dap contro la pronuncia di settembre d’un anno fa. Due pronunce “gemelle”: una riguarda il boss battipagliese Giffoni, l’altra Pietro Rampulla, pure lui al 41-bis a Bancali, “l’artificiere” mafioso che confezionò l’esplosivo che uccise il giudice Giovanni Falcone a Capaci.

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