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Peppino Impastato, giornalista senza paura

di Enzo Todaro
Il 9 maggio ricorre il 76º anniversario dell’omicidio del direttore della “Radio Out” di Cinisi
Peppino Impastato, giornalista senza paura

Il 9 maggio ricorre il 76º anniversario dell’omicidio del giornalista Peppino Impastato, direttore della “Radio Out” di Cinisi. Impastato era un uomo coraggioso a tal punto di avere contezza che prima o poi avrebbe pagato con la vita la lotta contro la mafia e la criminalità organizzata siciliana. La radio diretta da Impastato era una emittente libera e democratica. Un manipolo di giovani del posto collaborava con Peppino nella quotidiana denuncia contro il malaffare. Sino all’omicidio, camuffato inizialmente come un incidente ferroviario, i collaboratori della radio erano consapevoli di essere scomodi alla mafia, in generale, e, in particolare, al padrino Tano Badalamenti la cui abitazione era ubicata di fronte alla sede della radio.

Il 9 maggio 1978 Peppino Impastato risultava assente alla radio e introvabile a Cinisi. Un gruppo di amici si mise alla sua ricerca. Il corpo esanime di Peppino Impastato giaceva sui binari della ferrovia a poca distanza del centro abitato. I malavitosi, al servizio di don Tano Badalamenti, dopo aver sequestrato Peppino Impastato lo condussero in un casolare a ridosso della strada ferrata. L’uccisero servendosi di una grossa pietra che cadde con vigore sulla testa dell’eroico Peppino Impastato. Il cadavere fu poi trasferito sui binari e fatto scoppiare per simulare o un suicidio o un incidente. I familiari non hanno mai creduto all’incidente e accusarono quale mandante Tano Badalamenti.

Recentissimamente il casolare in cui si consumò il crudele omicidio è stato dato in comodato d’uso alla famiglia Impastato e a tutte quelle persone che lottano contro la mafia. All’interno del casolare ufficialmente è stato ricordato l’eroico comportamento di Peppino Impastato. Un giornalista con la “schiena dritta“ con la consapevolezza dell’impari lotta contro il potente boss di Cinisi. Rifugiatosi negli USA, con l’aiuto dei padrini di “cosa nostra”, “don Tano”non ebbe fortuna. Fu arrestato dalla FBI per reati gravi e rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. riproduzione riservata

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