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Eboli, eseguita “denervazione renale” in un 35enne iperteso

L'operazione è stata eseguita di un 35enne di origini nigeriane
Eboli, eseguita “denervazione renale” in un 35enne iperteso

La “denervazione renale” consiste nel trattamento termico (in altre parole si “bruciano” le terminazioni nervose “simpatiche” che sostengono l’ipertensione) prodotto da una “sonda” che entra nell’inguine ed arriva alle arterie renali e “scarica” ultrasuoni o radiofrequenze. Si potrebbe definire una sorta di “termoablazione”. L’intervento portato a termine con successo nella Unità Complessa di Cardiologia dell’ospedale di Eboli, diretta dal dottor Angelo Catalano, che si è confrontato con colleghi italiani e stranieri sulla “particolarità del caso”, è stato eseguito dai cardiologi interventisti Emanuele De Vita e Giuseppe Bottiglieri. Considerando le condizioni del paziente, una particolare cautela è stata osservata nel trattamento di anestesia da parte della equipe del dottor Fernando Chiumiento, che dirige l ‘Unità Operativa di Anestesiologia e Rianimazione dell’ Ospedale ebolitano.

Il giovane sottoposto ad intervento, ha 35 anni ed è di origine nigeriana. Affetto da LES (Lupus Eritematoso Sistemico), ora ha valori pressori “controllati” e – per la sua primaria patologia – continua a sottoporsi a dialisi seguito dalla dottoressa Annalisa Gonnella presso la U.O. Complessa di Nefrologia dell’ Ospedale di Eboli diretta dal dottor Giuseppe Gigliotti.

Il paziente iperteso trattato vive e lavora da decenni nel territorio ebolitano, dove le persone extracomunitarie ufficialmente censite sono oltre 4mila ed altrettanti sono quelli “stimati” ma non censiti. Considerando la vastità del comprensorio che gravita sull’ Ospedale di Eboli (con altre migliaia di “non italiani” nei comuni limitrofi) ben si comprende come le varie Unità Operative specialistiche in esso operanti vadano acquisendo sempre più una “competenza clinica” transnazionale, garantendo assistenza sanitaria e cure di alto livello a tutti.

La procedura praticata sul paziente (con pochissime analoghe esperienze riportate nella letteratura scientifica internazionale) costituisce un precedente molto significativo per altri ed eventuali casi che potrebbero giungere all’ attenzione degli specialisti dell’Ospedale di Eboli, e ciò proprio in considerazione della vasta composizione multietnica della popolazione residente nella Piana e Valle del Sele.

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