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Dispersione e fuga cervelli: Campania “maglia nera”

di Gaetano de Stefano
Nel 2022 ben 72mila giovani hanno abbandonato la scuola in anticipo. E oltre 4mila hanno lasciato la regione per cercare occupazione altrove
Dispersione e fuga cervelli: Campania “maglia nera”

Sono ben 72mila i giovani che, nel 2022, in Campania, hanno abbandonato la scuola prematuramente, pari al 16,1% della popolazione presente nella fascia di età compresa tra i 18-24 anni. Sempre nello stesso anno, invece, i cosiddetti “cervelli in fuga” andati via dalla Campania per trasferirsi all’estero sono stati 4.496. In buona sostanza i primi sono un numero 16 volte superiore a quello dei secondi, che rappresenta il gap più elevato d’Italia. Sono due problematiche estremamente delicate che, tuttavia, continuano ad avere, da parte dell’opinione pubblica, livelli di attenzione molto diversi. Se la dispersione scolastica non è ancora avvertita come una piaga educativa con un costo sociale spaventoso, la “fuga” all’estero di tanti giovani, invece, lo è, sebbene il numero della prima criticità sia molto superiore a quello della seconda. Ad evidenziarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che mette in risalto anche come a livello nazionale, nel 2022, la dispersione scolastica abbia interessato 465mila studenti, mentre i laureati andati a lavorare all’estero siano 55mila.

Difficoltà a reperire personale

La conseguenza immediata e diretta della dispersione scolastica e della fuga dei cervelli è la difficoltà per tante Pmi a trovare personale preparato. «Se a queste specificità che caratterizzano il nostro mondo giovanile – spiega la Cgia – aggiungiamo anche la crisi demografica in corso e la “rivoluzione digitale” ormai alle porte, tutto ciò avrà delle ricadute pesantissime anche per le nostre imprese. Con sempre meno giovani e per una parte importante di essi con un livello di istruzione insufficiente, per tantissime Pmi trovare del personale preparato da inserire nei processi produttivi sarà una mission impossibile».

Pochi diplomati e laureati nel nostro Paese

Anche perché l’Italia ha pochi diplomati e laureati rispetto ai principali Paesi dell’Ue. Nel campo dell’istruzione e della formazione scolastica, il Belpaese, a detta della Cgia, presenta due grossi problemi: un basso numero di diplomati e di laureati, soprattutto in materie scientifiche.

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