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Movida a Salerno, il “miglio d’oro” non c’è più

di Alessandro Mosca
Locali e attività in vendita: via Roma in crisi profonda. Confcommercio: «Iniziative per il rilancio». No agli eventi in piazza
Movida a Salerno, il “miglio d’oro” non c’è più

Il “miglio d’oro” del by-night di Salerno, la passeggiata unisce Palazzo Sant’Agostino al teatro Verdi, non c’è più. Sembra esserci quasi una resa, adesso, per la movida in via Roma, l’area che negli anni Novanta aveva segnato la ripresa delle attività serali e notturne nella città d’Arechi. Il ricordo delle serate fra il bar Fabula e il pub Easy Rider solo per citare due nomi “illustri” di locali che sono spariti con il tempo e che, di fatto, segnavano gli estremi di quel percorso solcato decine di volte dalla “gente della notte” – sono ormai sbiaditi e sempre più lontani. Non è una novità, anzi: che l’area di via Roma sia in sofferenza per la Movida è oramai certezza da anni.

Ma a riportare in auge questa situazione e a mostrare ancora di più la sua drammaticità c’hanno pensato alcune fotografie pubblicate sui social e diventate “virali” anche dopo essere state riprese dal gruppo “Figli delle Chiancarelle” e dalla pagina “Cosa c’è che non va a Salerno”: nelle immagini, infatti, si notano tanti negozi – una volta sede di attività ch’erano il “cuore pulsante” della movida di via Roma – desolatamente vuoti, serrande abbassate con affissi i cartelli che indicano la possibilità di prenderli in fitto o, addirittura, d’acquistarli. Altri scatti, invece, mostrano alcuni fra bar e ristoranti che ancora “resistono” alla crisi che ha colpito il fu “miglio d’oro” del by-night di Salerno che annunciano la possibilità di cedere l’attività o la gestione.

Insomma, tanti vuoti e chi è “pieno” è pronto a passare la mano. Una situazione davvero impensabile facendo un piccolo viaggio nel tempo per tornare agli anni Novanta quando era impossibile trovare uno spazio per avviare qualche attività nella zona nei pressi del Comune di Salerno. E, quando qualche locale era pronto a essere “svuotato”, per rilevarlo l’imprenditore di turno già sapeva di dover pagare cifre importanti.

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