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Omicidio di Marzia, nella videochiamata il gesto omicida

di Salvatore De Napoli
Il figlio 15enne racconta tutto alla sorella
Omicidio di Marzia, nella videochiamata il gesto omicida

In quella videochiamata l’allora quindicenne figlio della coppia Noscenze-Vacchiano avrebbe detto alla sorella che avevano “atterrato” la povera Marzia e mimando il gesto che l’avevano affogata. Questo è emerso dalla perizia del pm discussa in aula ieri per il processo davanti al tribunale per i Minorenni di Salerno per l’omicidio di Marzia Capezzuti , la 29enne milanese uccisa nel marzo del 2022 per il cui assassinio sono indagati i genitori del giovane, Mariabarbara Vacchiano e Damiano Noschese di Pontecagnano. La perizia ha fatto luce su quanto tra il minorenne e la sorelle leggendo il labiale della registrazione della videochiamata, con parole dette in dialetto stretto. L’otto maggio ci sarà, davanti al giudice Giovan Francesco Fiore, alla requisitoria del pubblico ministero e l’arringa difensiva dell’avvocato Pierluigi Spadafora.

Le imputazioni per il minorenne sono di concorso nell’omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dal fine di conseguire l’impunità per i maltrattamenti precedentemente commessi e dai motivi abbietti (volontà di seguitare ad appropriarsi della pensione d’invalidità della giovane) e nell’occultamento del cadavere – pure questo acuito dal proposito d’agire per conseguire l’impunità per l’altro delitto – nel cadente casolare abbandonato in via del Querceto, alle porte di Montecorvino Pugliano.

Il giovane beneficerà di uno sconto di pena di pena per la scelta di essere giudicato con il rito abbreviato, condizionato proprio alla perizia sul labiale carpito nel corso della registrazione della videoconversazione con la sorella, Annamaria Vacchiano . Ad aggravare la posizione del 15enne ci sarebbero le dichiarazioni rese dalla fidanzatina dell’epoca del minorenne.

La giovanissima riferì che la mattina dell’8 marzo del 2022 il 15enne l’avrebbe videochiamata su Instagram: «Mi disse – il racconto della minorenne – che si trovava con il padre ed erano sul furgoncino. Dopo aver terminato la videochiamata, mi scrisse che aveva un morto o un cadavere, non ricordo bene la parola precisa che usò, nel furgoncino». In una precedente udienza, la procuratrice Patrizia Imperato aveva presentato un’altra deposizione della giovane del Marocco. Un processo delicato le cui risultanze avranno un peso sul dibattimento principale.

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