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Battipaglia, beni confiscati: lo spreco “Passepartout”

di Carmine Landi
l’immobile di via Leopardi ristrutturato con fondi pubblici nel 2015 ma il progetto finanziato non è mai partito
Battipaglia, beni confiscati: lo spreco “Passepartout”

Le buste di cellophane ammantano ancora gli schienali d’alcune delle confortevoli sedie. Ci sono tavoli lindi e pinti, mai utilizzati. Le pareti sono imbiancate, i tavoloni fanno ancora bella mostra delle etichette adesive, mai rimosse dal dì dell’acquisto. Alcune campeggiano perfino sulle ceramiche dei sanitari, che svettano nei bagni piastrellati ad hoc. Hoc, in tal caso, sta per Passepartout, suggestiva denominazione affibbiata ad un ambizioso progetto concepito 14 anni fa, quando l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Santomauro pensò di tramutare in un centro polifunzionale per i migranti un locale terraneo di 83 metri quadri confiscato alla criminalità (fu sottratto agli Ascolese, Anno Domini 2000) al civico 35 di via Leopardi, terra di confine tra il centro ed il rione Sant’Anna.

I soldi sono stati spesi tutti, fino all’ultimo centesimo: furono acquistati perfino dei pc (dei quali, però, non c’è più traccia), ma il sogno Passepartout è trapassato. Nel 2010 arrivarono poco più di 80mila euro dal dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, che decise di finanziare (i fondi erano quelli del Programma operativo nazionale “Sicurezza per lo sviluppo) l’intervento di manutenzione straordinaria dell’immobile comunale. Nel 2012 venne approvato perfino il progetto definitivo-esecutivo: poco più di 49mila euro per i lavori di ristrutturazione, oltre 21mila per l’acquisto d’arredi e attrezzature e finanche 10mila per una fase di promozione (ai piani alti di Palazzo di città, nell’era commissariale, pensarono, in tal senso, ad un concerto gospel, prima che la parrocchia ospitante negasse l’utilizzo dell’auditorium, disapprovando un simile utilizzo del danaro pubblico). L’opera edile, affidata a una ditta di Nocera Superiore (ribasso del 29 per cento), fu ultimata ad agosto 2013.

La serranda rimase abbassata per più d’un anno. A dicembre del 2014 la commissione straordinaria guidata da Gerlando Iorio rimise mano al Passepartout: un progetto – fu deliberato – che avrebbe avuto una sopravvivenza minima di cinque anni. A partire da quando? Non è mai stato chiaro. Le attività di accoglienza, ricreative e culturali, la formazione linguistica, l’orientamento al lavoro, l’assistenza socio-psicologica e tutti gli ammirevoli propositi messi nero su bianco sono rimasti solo su carta.

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