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Eboli, messaggi dal carcere contro Solimeno

di Francesco Faenza
La madre del 29enne ucciso nell’ottobre del 2022 denuncia ai carabinieri video e foto di uno degli indagati per omicidio
Eboli, messaggi dal carcere contro Solimeno

Foto e video dal carcere. Con il viso parzialmente travisato. Telefonate con altre persone. In spregio ai più banali divieti. «Hanno ucciso mio figlio. Sparandogli da lontano. E ora dal carcere mi arrivano messaggi e videochiamate. Mio figlio è stato ucciso e viene insultato» afferma Rosanna Marotta, madre di Mario Solimeno, il 29enne colpito a morte nell’ottobre del 2022. Marotta ha presentato una denuncia ai carabinieri. «I miei nipoti cosa devono pensare se chi sta in galera si diverte e fa quello che vuole? Se queste persone possono prendersi gioco di mio figlio che ha perso la vita a 29 anni?». Spetterà ora ai carabinieri di Eboli, diretti dal capitano Greta Gentili, capire in primis da dove sono partiti i messaggi.

La denuncia ai carabinieri

In una delle foto appare evidente la finestra di un carcere. Le due persone in foto hanno il viso coperto. Uno in maniera integrale. L’altro, no. E proprio la seconda foto ha scatenato la rabbia di Marotta: «Cosa devo raccontare ai miei nipoti? Aiutatemi a capire. Aiutatemi a spiegarli cosa gli devo dire. Come funzionano le regole in Italia. Chi spara, chi uccide, può fare quello che vuole in carcere?». Nella denuncia ai carabinieri, Marotta racconta di aver ricevuto il 12 febbraio scorso, su Whatsapp, i messaggi incriminati. Nella denuncia vengono descritte le persone che compaiono in foto. «Sopra una delle foto c’era scritto Live. E poi Malafake, subito dopo, con una fiamma di fianco».

Dalle foto ai video

Marotta denuncia poi «lo screenshot di una videochiamata a 4 in cui era erano tre uomini a me sconosciuti». Oltre al presunto assassino del figlio. «Nella diretta Tik Tok, il presunto autore dell’omicidio di mio figlio spiega i motivi per cui era stato arrestato e si trovava in carcere. Ovvero l’omicidio di mio figlio. Sbatteva le mani. Con tanto di musica in sottofondo. Chiedo rispetto per me e per la mia famiglia. Evitassero di parlare di mio figlio».

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