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Unisa, docenti firmano per la pace: «Subito un cessate il fuoco»

Un gruppo di insegnanti aderisce alla mobilitazione del 23 e 24 febbraio: «Si metta fine alla guerra contro la popolazione di Gaza»
Unisa, docenti firmano per la pace: «Subito un cessate il fuoco»

Noi firmatarie e firmatari, in qualità di docenti dell’Università degli studi di Salerno, aderiamo alle giornate di mobilitazione del 23 e 24 febbraio per evidenziare quanto sia importante unire l’iniziativa di diversi mondi del lavoro a quella più generale che si svolge nel resto della società e anche per mettere in rilievo la necessità che la stessa università cambi le proprie politiche verso la guerra, verso lo Stato di Israele e verso il rapporto con l’industria militare. Per queste ragioni, una parte dei docenti dell’Università di Salerno ha anche firmato l’“Appello da parte di accademici e accademiche italiane per chiedere un’azione urgente per un cessate il fuoco immediato e il rispetto del diritto umanitario internazionale”  e la petizione promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università“. Così in una nota un gruppo di docenti dell’Università di Salerno.

Richiamo alla Costituzione

Lo stiamo dicendo da tempo, nella nostra attività di ricerca così come nell’esercizio pubblico del nostro lavoro, che c’è bisogno di pace e della promozione della cultura della nonviolenza in un mondo in cui la produzione di armi cresce anno dopo anno, in totale contrasto, tra l’altro, con le politiche di disarmo necessarie per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. C’è bisogno di dare sostanza all’articolo 11 della Costituzione, per il quale “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo””.

Ricerca e industria bellica

Così come stiamo dicendo da tempo – proseguono i docenti – anche con l’adesione di una parte di noi allo sciopero del 17 novembre 2023, che le imprese produttrici di armi, anche se svolgono ricerca a uso civile e anche se di proprietà statale, devono stare fuori dalle università: come è il caso, diffuso, dei rapporti tra Leonardo s.p.a. e una serie di atenei italiani, compreso quello di Salerno. La libertà della ricerca e della formazione, sia universitaria che scolastica, non è compatibile con la logica militare e dei militari, perché, altrimenti, favorisce la legittimazione culturale dell’industria bellica, la subalternità della ricerca all’industria delle armi e l’ineludibile attrattività del lucro derivato dall’intersezione tra mondo civile e militare“.

Il monito

In conclusione, per queste ragioni – per la fine della guerra contro la popolazione di Gaza, per un’Italia che ripudi realmente la guerra in qualunque contesto e per sostenere una discussione che faccia comprendere all’interno delle università la necessità di interrompere i rapporti con l’industria bellica, anche quando riguardano la ricerca a uso civile – sosteniamo le giornate di sciopero e manifestazioni di venerdì e sabato 23 e 24 febbraio“.

I firmatari

Adalgiso Amendola
Gennaro Avallone
Katia Ballacchino
Davide Bubbico
Ivana Caputo
Guido Cavalca
Carolina Ciacci
Valeria Conti
Fabrizio Dal Piaz
Fabrizio Denunzio
Cristina Dusio
Marianna Esposito
Amelia Filippelli
Giuseppe Foscari
Domenico Fruncillo
Anna Mary Garrapa
Roberto Iorio
Alessandro Puzziello
Valentina Ripa
Francesco Schiaffo
Andrea Teti
Irene Margarita Theiner
Maria Caterina Turco
Vincenzo Venditto
Adriano Vinale
Francesco Vitale

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