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«Se fanno un sequestro si prendono tutti i soldi»

di Alessandro Mosca
I timori di Mimmo Zeno, il “dominus” dell’associazione contestata dalla Procura «Sul conto in banca ho 200mila euro. Non li devono assolutamente trovare...»
«Se fanno un sequestro si prendono tutti i soldi»

Un «addetto alla contabilità» dei locali, anche senza avere alcun titolo, che temeva una possibile “aggressione” da parte dell’autorità giudiziaria vista la sua grossa disponibilità di denaro. È il profilo che emerge dalle quasi 200 pagine d’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Annamaria Ferraiolo di Domenico “Mimmo” Zeno, l’imprenditore 70enne originario di Ercolano ma residente a San Cipriano Picentino, ritenuto il “dominus” della “cricca dei locali” di Salerno, l’organizzazione sgominata dalla Guardia di finanza di Salerno dopo un’inchiesta che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati di 31 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e autoriciclaggio ed altre ipotesi investigative e al sequestro di alcuni dei bar e ristoranti più importanti della città. Zeno – atteso domani dall’interrogatorio di garanzia – è finito agli arresti domiciliari insieme ad altre sei persone: il socio Enzo Bove, i “finanziatori” Carmine Del Regno e Massimo Sileo, il commercialista Antonio Libretti e il “prestanome” Vincenzo Casciello.

L’addetto alla contabilità

In un’intercettazione captata nel corso delle indagini, è lo stesso Zeno a definirsi una sorta di “addetto alla contabilità” dei locali “Gli Impastati” e “Il Pastificio”, attività del centro di Salerno in cui non compare come socio. E lo fa al telefono parlando con il suo socio Bove mentre cercano di risolvere la problematica di un pagamento con un fornitore: «Fallo venire, gli dai 1.500 e poi dici “senti adesso devi venire dopo le feste, non ci devi rompere il c…, abbiamo la testa che ci fa male», il consiglio. Bove, a quel punto, suggerisce di saldare il conto con un assegno postdatato, trovando la reazione di Zeno: «No, ma non ne facciamo più assegni. (…) Quello si fa Natale con i 1.500 e poi si viene a prendere gli altri 2.000. Se tu hai vergogna di dirglielo, io adesso che lo chiamo dico “senti, io sto fuori… ho lasciato una busta con 1.500 e il resto lo vieni a prendere dopo Capodanno. (…). Io posso dire che siccome sono io l’addetto alla contabilità, gli ho lasciato…». Intercettazione che, per il gip, «riscontra ulteriormente il ruolo di Zeno quale dominus nei rapporti con i fornitori e soprattutto nella gestione economica dell’attività». In cui non compariva in alcun modo

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