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Battipaglia rileva bar, non paga e lo svuota: assolto

di Carmine Landi
Compra l’attività con 24 cambiali da mille euro ma ne versa solo una e chiude prendendo i beni. Per il giudice è innocente
Battipaglia rileva bar, non paga e lo svuota: assolto

Compra un bar per 24mila euro ma poi paga una sola rata (su 24), svuota il locale d’ogni cosa e, finito a processo, viene pure assolto. Il protagonista è un imprenditore battipagliese di 38 anni, assistito dall’avvocato Daniele Olivieri, che nei giorni scorsi è stato proclamato innocente da Giuseppe Pugliese, giudice della Terza sezione penale del Tribunale di Salerno, davanti al quale era imputato per il reato d’appropriazione indebita aggravata. Casus belli un bar con vista su Corso Italia, nel cuore di Pontecagnano Faiano: al battipagliese era stato venduto da una imprenditrice del posto, classe ’60, a settembre del 2016. Una cessione d’azienda a tutti gli effetti, concordata attraverso una scrittura privata registrata dal notaio.

L’accordo e le rate

I due s’accordarono per un prezzo complessivo di 24mila euro: il patto prevedeva che il battipagliese pagasse tramite 24 effetti cambiari da mille euro ciascuno a cadenza mensile, versando la prima rata ad ottobre del 2016 e l’ultima a settembre del 2018. Solo che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e con ogni probabilità è lì che sono finiti i soldi pattuiti per l’acquisto del locale. La signora non ha visto un euro. Ed è partito il primo protesto. A febbraio del 2017, il battipagliese ha sventolato bandiera bianca, chiudendo il locale. A quel punto la pontecagnanese ha contattato l’avvocato, chiedendo d’avviare la procedura tesa ad ottenere la risoluzione del contratto di cessione dell’attività, così da riavere indietro il bar venduto senza riuscire a ottenere in cambio neppure il becco d’un quattrino.

L’attrezzatura portata via dal locale

La costituzione in mora non è stata recapitata per compiuta giacenza. Nel frattempo, però, il bar veniva svuotato. «L’11 marzo del 2017 – si legge nella querela presentata dalla donna – venivo allertata da mio marito e da mio figlio, i quali, passando dinanzi al bar, avevano notato che l’uomo e il cugino erano intenti a smontare l’attrezzatura dell’attività commerciale».

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